“Woman In Gold”: Helen Mirren sorregge un dramma molto convenzionale

Woman in goldTratto dalla vera storia dell’ebrea americana Maria Altmann, inflessibile nella sua battaglia contro il governo austriaco, “Woman In Gold” poggia interamente sul volto e sul talento di Helen Mirren. Il film di Simon Curtis (“Marilyn”) – in uscita nelle sale il 15 ottobre – è infatti un’occasione sprecata: pur maneggiando una vicenda indubbiamente affascinante, il suo svolgimento è troppo convezionale.

Per riottenere un celebre dipinto di Gustav Klmit  – “Ritratto di Adele Bloch-Bauer” – che apparteneva alla propria famiglia costretta alla fuga dall’Austria nazista, Maria Altmann (Mirren) si affida a un giovane avvocato di origine ebraiche di nome Randy Schoenberg (Ryan Reynolds), nipote nientemeno che del grande compositore contemporaneo. I due si recano in Austria e, come si dice, alzano un bel po’ di polvere. Il governo e soprattutto le istituzioni museali austriache, però, non cedono di un millimetro: il ritratto di Klimt – sottratto con la forza dai nazisti o  al tempo custodito alla Galleria Belvedere – è ormai diventato “la Monna Lisa d’Austria”, un simbolo nazionale. Ma quel ritratto è quello dell’amata zia Adele, che Maria ha perso nella tragedia bellica, sommersa delle onde sanguinose dell’Olocausto. Riottenere il dipinto è come rioettenere parte di una giustizia straziata in quegli anni bui.

Il film è dunque la cronaca di una battaglia legale, condotta tra colpi di scena, ricerche di prove e di testimoni; è la storia di un rapporto dapprima di diffidenza e poi di progressiva fiducia e affetto tra l’anziana signora e il giovane, timido ma determinato legale; è infine il ricordo (scandito attraverso prevedibili e continui flashback) dell’incubo nazista calato nella normalità di tante famiglie ebree austriache all’indomani del famigerato Anschluss, l’unificazione tra Austria e Germania nel 1938. Inutile rivelare se la battaglia sarà vinta o persa dalla strana coppia. Ciò che conta è affidarsi alle pieghe del personaggio interpretato con tradizionale maestria dalla Mirren. Non bastano però le battute argute e ironiche dell’anziana e combattiva signora per fare salire questo film al di sopra di una normale sufficienza.  “Woman In Gold” non è migliore di tanti altri titoli, su ciscun fronte esposto nella storia: su quello della battaglia legale, su quello del confronto umano e generazionale tra i due protagonisti, su quello storico, emotivo e drammatico.

Ferruccio Gattuso

Woman In Gold
Regia: Simon Curtis
Cast: Helen Mirren, Ryan Reynolds, Daniel Brűhl
Distribuzione:  Eagle Pictures
Uscita nelle sale:  15 ottobre
Voto: 6/10

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