“Siamo tutti in pericolo”: Pasolini si racconta

Pasolini_ValentinaBaruffo_03È ancora avvolto nel mistero l’assassinio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 in circostanze ancora da chiarire. In occasione del quarantennale della morte, molte sono le iniziative per ricordare il grande poeta italiano. Al teatro Franco Parenti va in scena, per la regia di Daniele Salvo, lo spettacolo “Siamo tutti in pericolo”. Questo il titolo che Pasolini ha scelto per la sua ultima intervista, concessa a Furio Colombo poche ore prima di essere ucciso. C’è qualcosa di molto profetico in questa frase, ma qualcosa di visionario ha sempre accompagnato Pasolini, e si può riscontrare in ogni suo lavoro o pensiero. La visionarietà della sua opera e della sua persona fu, e per certi versi rimane, qualcosa di irraggiungibile, di unico, e colloca Pasolini decenni avanti rispetto ai suoi contemporanei. Per temi trattati e modi di gestirli, criteri con cui schierarsi e punti di vista.

Pasolini era un uomo e un artista a tutto tondo, un ingegno dalle mille sfaccettature difficile da narrare in maniera esauriente. Daniele Salvo sceglie di lasciare a lui stesso il compito di raccontarsi. “Siamo tutti in pericolo” è questo. Uno spettacolo in cui si concentra il suo essere. Dove l’uomo racconta se stesso attraverso i propri pensieri, le proprie paure, i propri sogni e visioni profetiche. Il suo ritratto affiora dalla schiuma dalle sue stesse parole che sgorgano come un fiume impetuoso in un susseguirsi continuo di soliloqui e domande e risposte, pensieri ora liberi ora indotti. Idealisti e utopici, magari, ma sempre geniali.

Pasolini_ValentinaBaruffo_021Sul palco è la figura di un artista schierato contro la borghesia e in generale le ingiustizie, critico nei confronti di un progresso tecnologico che vede come regresso per la società. Sono la sua vitalità, la sua forza di spirito a emergere da questo testo. Le idee di un intellettuale che amava accostarsi alla vita popolare, alla gente meno istruita di cui sapeva apprezzare purezza e genuinità, l’autenticità di un popolo scevro dal forzato indottrinamento scolastico e sociale, e quindi puro. E libero. Già, la libertà. Abolire la scuola dell’obbligo sarebbe stato per Pasolini un modo per preservare tale valore, risorsa sempre più rara. Una boutade, certo, significativa però di quanto Pasolini fosse un individuo in anticipo con i tempi e, forse anche per questo, controverso, poco facile da trattare e per molti versi spinoso, disturbante e fastidioso. Uno spettacolo che lo fa rivivere. Che ci fa riflettere. E ci commuove, anche, infondendoci il sentore di un pericolo invisibile, latente, e sempre più prossimo.

Francesco Montonati

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