“Rock The Kasbah”: come Barry Levinson ti sbiadisce perfino un Bill Murray

Il cinema di Barry Levinson non ha mai un passo, per così dire, spedito. Le sue storie, a parte qualche eccezione, si muovono pigramente tra fatti e dialoghi che sembrano promettere uno scenario intrigante nelle prime battute, per poi cedere a una sonnolenta atmosfera dove finiscono per perdersi anche i più navigati interpreti. Esattamente questo, ancora questo, accade con “Rock The Kasbah”, in uscita nelle sale il 5 novembre.

Neppure la presenza di Bill Murray, col suo inimitabile stile minimalista e la sua comicità cristallina mimetizzata dietro un’espressione imperturbabile, può far vincere la storia di questa commedia dove un vecchio manager di talenti musicali, Richie Lanz (Murray per l’appunto), accetta una proposta bizzarra: portare in Afghanistan, tra le truppe coinvolte sullo scenario di guerra, una sua cantante (in realtà la propria segretaria senza particolare talento artistico, interpretata da Zooey Deschanel) per un curioso tour. Una volta giunto in terra afghana, Murray si ritrova solo, abbandonato dalla sua “protetta” (tornata a gambe levate in Usa), senza passaporto, costretto a restare in loco per i quindici giorni in cui le carte burocratiche gli permetteranno di tornare a casa. Il caso, però, lo porta a scoprire la voce splendida di una giovane afghana (Leem Lubany) figlia di un capo pashtun (Fahim Fazli): portarla a gareggiare nel talent show televisivo “Afghan Star” è la sua immediata idea, il problema è che per l’islamismo radicale il canto è proibito, tanto più se è una voce femminile a generarlo. É a questo punto che il manager, aiutato da Merci (Kate Hudson), una bella prostituta americana impegnata con i soldati Usa locali, tenta l’impresa impossibile.

Con dosi da cavalo di “wishful thinking”, peraltro ispirandosi a una storia realmente accaduta (quella che vide due donne gareggiare in “Afghan Star” nel 2008, il tutto raccontato già in un documentario britannico firmato nel 2009 da Havana Marking), Levinson si inventa una storia infarcita di banale e semplicistico buonismo, dove la sceneggiatura rivela più di una falla (ruoli e personaggi che appaiono e scompaiono in un amen) e dove Bill Murray finisce disarmato della propria vis comica. Si è ironizzato molto sulle utopie dell’Amministrazione Bush Junior, convinta di poter “esportare la democrazia” in Medio Oriente, ma questa ingenua fiaba in cui il rock’n’roll (in realtà il pop più commerciale e il rock pettinato più bianco scelto per la colonna sonora) possa magicamente ammorbidire tradizioni centenarie di capi pashtun e mettere tutti d’accordo, bè – questa fiaba dicevamo –  meriterebbe ben più pesanti ironie. Perché, in fondo, essa si presenta come la declinazione buonista e hollywoodiana di quelle stesse succitate utopie. Basta sostituire ai cannoni la macchina da presa. Infine, un quesito: quale l’utilità di ingaggiare Bruce Willis per dar corpo all’inutile personaggio del mercenario Bombay Brian?

Ferruccio Gattuso

Rock The Kasbah
Regia: Barry Levinson
Cast: Bill Murray, Kate Hudson, Bruce Willis
Distribuzione:  Eagle Pictures
Uscita nelle sale:   5 novembre
Voto: 3/10

rockthekasbah

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