“Freeheld”: un brutto film per affrontare un tema importante

Basterebbe il pomposo sottotitolo (“Amore  Giustizia Uguaglianza”, che manteniamo con le doverose maiuscole e che fanno tanto “Libertè Egalité Fraternité”…) per far capire come “Freeheld” di Peter Sollett – in uscita nelle sale il 5 novembre – sia un film azzoppato dall’urgenza propagandistica e dallo zelo attivista. Non conosciamo Peter Sollett,  leggiamo del suo passato di regista televisivo. E tanto del piccolo schermo (dei peggiori difetti del piccolo schermo) affiora in questo lavoro dove tutto si rivela insalvabile. La recitazione (vedere Julianne Moore, solitamente bravissima, barcamenarsi in un personaggio goffo e non sentito  lascia quasi sgomenti), la sceneggiatura, i dialoghi (spesso di una banalità e di una prevedibilità smaccate), il piglio zelante e ricattatorio della narrazione: tutto contribuisce a un solenne naufragio.

La storia. Due donne si conoscono casualmente durante una partita di pallavolo. Una è Laurel (Julianne Moore), donna matura e apprezzato detective della polizia del New Jersey, l’altra è la giovane Stacie (Ellen Page). É attrazione immediata, e così – seppure per Laurel sia difficile rendere pubblica la propria omosessualità, lavorando in un ambiente, quello della polizia, per lo più maschilista e omofobo – la coppia va a vivere sotto lo stesso tetto. Le difficoltà di fare accettare la propria unione viene raccontata in ogni suo quotidiano risvolto: dall’acquisto della casa fino alla vexata quaestio della pensione nelle cosiddette “coppie di fatto”. Sì perché Laurel purtroppo si ammala di tumore e, nei pochi mesi di vita che le rimangono, vorrebbe assicurarsi che la propria pensione, una volta morta, andasse alla compagna di vita. I rappresentati della comunità in cui vivono  – i “freehold” di Orange County – si oppongono in maggioranza, i colleghi poliziotti scatenano contro Laurel l’ostracismo. Solo un abbiente attivista (Steve Carrell), gay ed ebreo, decide di combattere per Laurel e Stacie , trasformandole in un simbolo di lotta per qualcosa di più,  il “matrimonio gay”.

Tratto da una storia realmente accaduta e da un’idea cinematografica già sviluppata –  un cortometraggio documentario realizzato nel 2007 e premiato con l’Oscar – “Freeheld” giunge sugli schermi proprio nell’anno in cui le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono diventati legali negli Stati Uniti. Scritto da quello stesso Ron Nyswaner autore del ben più valido “Philadelpia”, prodotto dalla stessa Ellen Page che ha recentemente compiuto coming out rendendo pubblica la propria omosessualità, il film di Sollett punta sul lato sentimentale e, allo zelo propagandistico, non accompagna la profondità nello sviluppare a fondo i temi fondanti della storia. Ciò mantiene il film sull’ora e mezzo di durata, che comunque sembra già sterminata e insostenibile. Unico a sollevarsi sulla mediocrità generale delle perfomances attoriali è Michael Shannon, nel ruolo del più fido collega di Laurel. Leggerete critiche positive al film condizionate dal tema affrontato (il politicamente corretto è il nuovo bigottismo al contrario che controlla menti e giudizi, facciamocene una ragione), leggerete che questo film “comunque serve”. Balle. Uno spettatore deve andare al cinema e ritrovarsi sullo schermo un’opera di qualità. “Philadelphia” o “Milk” –  film che raccontano commoventi storie  con protagonisti omosessuali – sono opere di qualità. “Freeheld” no. Quanto all’utilità, essa non è un metro di giudizio per giudicare il valore artistico di un’opera. Le opere possono essere utili, non devono essere utili.

Ferruccio Gattuso

Freeheld
Regia: Peter Sollett
Cast: Julianne Moore, Ellen Page, Michael Shannon
Distribuzione:  Videa CDE
Uscita nelle sale:  5 novembre
Voto: 1/10

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