“Gli ultimi saranno gli ultimi”: il cinema di Massimiliano Bruno galleggia sempre in superficie

Massimiliano Bruno cerca ancora una volta di convogliare temi importanti attraverso un cinema che, però, resta in superficie. La regola è ripetuta con “Gli ultimi saranno gli ultimi” – in uscita nelle sale il 12 novembre – dramma sul precariato lavorativo, tratto da una piéce teatrale che lo stesso Bruno aveva scritto nella metà degli anni Duemila, interpretato in monologo proprio da Paola Cortellesi.

Di quella piéce, “Gli ultimi saranno gli ultimi” mantiene la battuta finale, e c’è da stupirsi che Bruno – in tutto questo tempo – non abbia trovato il tempo di farsi una esegesi da Bignami del verso contenuto nel Vangelo per capire che il “quando” di cui si parla nella situazione è un “quando” al di là del tempo e dello spazio. Quindi non qui, non ora, né domani, né dopodomani. Ci si può credere o meno, questo sì. Ma perseverare in una battuta (una domanda retorica posta dalla protagonista nel finale) che si smonta in un amen è, ci si perdoni il gioco tra sacro e profano,  diabolico.

Venendo al film, la storia si dipana tra le vite parallele e a esigua distanza – in un piccolo centro della provincia italiana – di Luciana (Paola Cortellesi), donna semplice e candida, operaia in un’azienda, e l’agente di Polizia Antonio (Fabrizio Bentivoglio), spedito nella noia provinciale per un esitazione sul lavoro che è costata la vita a un compagno. La prima, sposata con il tuttofare pasticcione Stefano (Alessandro Gassmann), sprofonda nella disperazione dopo che viene licenziata a causa (ebbene sì) di una inseguita e finalmente ottenuta maternità; il secondo vive una situazione di isolamento sul lavoro, subendo il più classico dei mobbing, e pensa di aver trovato un conforto in una dolce e sensuale ragazza latinoamericana. Purtroppo, nello scenario amaro e intriso di cinismo che avvolge questi due protagonisti, gli ultimi resteranno inevitabilmente ultimi. A smentire il ben noto adagio evangelico che “gli ultimi saranno primi”. Ma a quel punto si sarebbe dovuto evitare il finale un po’ rassicurante…

La scansione della perdita del lavoro di Luciana (il vero cuore della storia) avviene seguendo le comuni tappe, in un’atmosfera collettiva che tende a sminuire il problema, ad assicurare che “tutto si metterà a posto”. Il problema è che nulla si metterà a posto, e chi lo dice lo fa più per rassicurare sé stesso e per allontanare il pensiero che possa capitare a sé, che altro. Paola Cortellesi è anche brava a sostenere l’ultimo capitolo della discesa agli inferi del proprio personaggio, ma in lei (e anche nel pur sempre ottimo Bentivoglio) c’è troppa maniera, quasi una freddezza di fondo che non sembra dare carne e sangue ai  personaggi. Solo quando la disperazione erutta in tutta la sua potenza i due attori reggono la prova: nelle mille, progressive sfumature di avvicinamento all’esplosione (e forse la colpa è della conduzione degli attori) non ci sembra di avvertire la verità negli eventi e nei loro protagonisti.

Infine, troppi passaggi melodrammatici e un uso ruffiano e di grana grossa della colonna sonora (a immancabile commento delle scene pensate come “topiche”) , con l’aggiunta della pretesa di fare cinema autoriale. Un “gioco” che a Bruno non riesce, come peraltro non riuscì nel sarcastico e amaro (e populista) “Viva l’Italia”.

Gli ultimi saranno gli ultimi
Regia: Massimiliano Bruno
Cast: Paola Cortellesi, Fabrizio Bentivoglio, Alessandro Gassman
Distribuzione:  01 Distribution
Uscita nelle sale:  12 novembre
Voto: 4/10

gliultimisarannoultimi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pin It on Pinterest