“La felicità è un sistema complesso”: il virtuoso slalom di Valerio Mastandrea tra commedia e dramma

A ben sette anni dal convincente “Non pensarci” (soggetto evolutosi in serie tv), Gianni Zanasi torna ad avvalersi di Valerio Mastandrea (e di Giuseppe Battiston in seconda battuta, si perdoni il gioco di parole) per “La felicità è un sistema complesso”, commedia agrodolce nelle sale dal 26 novembre.

Titolo ardito, poco commerciale (e forse un po’ supponente, diciamolo) per raccontare la storia di Enrico Giusti (Mastandrea), curiosa figura professionale, ben pagata, adibita a salvare aziende e imprese pericolanti dalle mani di giovani eredi senza capacità. L’abilità di Enrico è quella di entrare in confidenza con i giovani rampolli, spingerli a mollare e incassare per poi godersi la vita o reinventarsi. Dopodiché, girare la palla ad acquirenti che, nel migliore dei casi, mantengono l’impresa in vita, delocalizzandola e licenziando parte dei dipendenti. Da come la si vuol vedere, un lavoro sporco (licenziamenti, svendita) o un lavoro nobile (salvataggio dal fallimento sicuro). In ogni caso, Enrico i suoi problemi di coscienza li ha, ma li sotterra sotto il peso dei ricchi onorari e dell’illusione di combattere il “mostro” da dentro. Finché non incontra Filippo e Camilla – entrambi ancora teenager: lui fresco di università, lei tredicenne – rimasti orfani dei genitori dopo un tragico incidente automobilistico. La grossa azienda di famiglia passa a loro e allo zio: quest’ultimo, desideroso di delocalizzare e licenziare, finisce per scontrarsi con  Filippo,  fedele agli ideali dei genitori, “padroni” virtuosi. Enrico compie l’errore di affezionarsi ai ragazzi, e di scoprirsi nauseato da una vita fatta di inganni e corruzione morale. A dare una spinta verso questa metamorfosi c’è anche Avinoam (Hadas Yaron), una ragazza israeliana che Enrico si ritrova in casa dopo che suo fratello l’ha sedotta e abbandonata. La convivenza forzata in attesa di tempi migliori produce effetti ingovernabili, perché Avinoam è quella variabile impazzita, quella scheggia anarchica di umanità capace di far saltare il suo marchingegno professionale e auto-assolutorio.

Il film di Gianni Zanasi può contare su uno dei migliori Mastandrea fino ad oggi: istintivo e naturale come sempre, infallibile nel piegare come metallo caldo attimi di dramma nella forma di commedia e, a tratti, nella pura comicità. Per poi compiere il percorso inverso, con una naturalezza e un approccio minimale unici. Moderno Buster Keaton del nostro cinema, forse il migliore attore sulla piazza sebbene sia meno incensato di alcuni suoi colleghi, Mastandrea è la carta vincente di un film abbastanza debole sul fronte della storia, che Zanasi dipana affidandosi a scene “ispirate” dall’estetica sorrentiniana (la riunione aziendale dei manager in accappatoio in una grotta è clamorosamente debitoria al regista de “La Grande Bellezza”, così come i lunghi, estenuanti momenti videomusicali in stile videoclip sono una vera dichiarazione da Sorrentino-wannabe). L’intento de “La felicità è un sistema complesso” è quello di portarci nella combinazione di algidità e marciume della nuova economia, nelle stanze di un potere che è percepito, oggi come non accadeva dagli anni ’70, come il “capitalismo malvagio”. Al quadro economico si affianca poi quello individuale, il cui fil rouge è  – per quasi tutti i personaggi – il rapporto conflittuale o irrisolto con la figura paterna: per i figli incapaci che ereditano un’impresa, per chi ne resta orfano causa morte o causa fuga (Enrico è stato abbandonato dal padre), per chi non sa reggere il confronto e si autodistrugge (il personaggio interpretato da Battison). Questi lati drammatici sono però completamente controbilanciati e sollevati dalla straordinaria vis comica di Mastandrea e dal messaggio di speranza finale, tutto per i giovani. Una boccata d’aria fresca.

Ferruccio Gattuso

La felicità è un sistema complesso
Regia: Gianni Zanasi
Cast: Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron
Distribuzione:  Bim Distribuzione
Uscita nelle sale:  26 novembre
Voto: 6,5/10

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