‘Sogni e bisogni, incubi e risvegli’: se ‘lui’ potesse parlare

Vincenzo Salemme porta in scena al Teatro Manzoni (dal 10 dicembre al 1 gennaio) un’esuberante commedia che replicherà anche l’ultimo dell’anno: ‘Sogni e bisogni. Incubi e risvegli’.
Rocco Pellecchia è un uomo grigio e piatto che ha perso strada facendo le proprie passioni, i propri guizzi di vitalità. A ferragosto è sul divano di casa che scartabella bollette e si arrovella per trovare modi di contenerne i costi, mentre la moglie è in villeggiatura e godersi la vita. È in questo momento che, assunte le sembianze umane, gli appare il ‘Tronchetto della felicità’, come esso stesso si presenta: il suo pene. Il suo pene fatto uomo. Gli si piazza davanti e inizia a spiegargli i motivi per cui si è staccato da lui, perché non ne vuole sapere di tornare al suo posto.

Attraverso l’elenco dei suoi punti deboli gli illustra la piccolezza della sua esistenza, avviando una situazione paradossale di un uomo che dialoga con se stesso prendendo come interlocutore simbolico il proprio organo di riproduzione. Un ideale soliloquio, una lettura interiore interrotta a intermittenza da personaggi  farseschi. Caratteri statici e increduli, maschere spumeggianti e piene di colore ruotano attorno a Salemme, fulcro solido e assoluto dello spettacolo. Da qui parte la serie di vicende che porteranno al riavvicinamento del Tronchetto con Rocco, e a una nuova visione della vita da parte di quest’ultimo. Nel monologo finale, catartico e inaspettatamente poetico, tocca la profondità della natura umana e analizza – portando se stesso come esempio negativo – l’uomo moderno, che troppo spesso perde di vista le cose importanti per le futili, che non vive realmente il presente e il reale ma, contagiato dalla mania social, preferisce l’appiattimento brutale dello schermo al rapporto basato sui cinque sensi, rinunciando di fatto a vivere a fondo la propria vita.

Il testo è stato scritto da Salemme nel 1995 con il titolo ‘Io e lui’, riferendosi esplicitamente al celebre romanzo di Moravia. La commedia, in cui l’intreccio narrativo ruota intorno a due personaggi – il protagonista e il suo pene – è in tipico stile partenopeo. Esuberante la recitazione, battute a getto continuo, ilarità che non abbandona mai lo spettatore che attraverso il meccanismo della personificazione si immedesima nel protagonista (e nel suo pene, appunto), nelle cui fiacche e ingrigite abitudini riconosce alcune delle proprie.Vincenzo-Salemme-Sogni-e-bisogni_STAMPASalemme è senza dubbio il vero traino dello spettacolo che senza di lui sarebbe divertente, sì, ma si ridurrebbe a un insieme di situazioni comiche e ambigue semplici, un po’ slegate tra di loro, sterili e stereotipate, il cui tessuto connettivo è l’ilarità dell’equivoco e poco altro. Ciò che lo rende davvero diverso è da una parte l’istrionica partecipazione di Salemme e dall’altra la profondità del significato intrinseco. La poesia che delicatamente, quasi senza farsi notare, lo permea (ma che affiora in tutta la sua bellezza a sprazzi, nelle battute di Salemme, nel linguaggio e, appunto, nel senso). Quando ti deciderai a percorrere i tuoi desideri? è la battuta che racchiude il senso di uno spettacolo divertente e vivace. Per passare un paio d’ore divertenti ma, in fondo, anche di riflessione.

Francesco Montonati

 

Foto Federico Riva

 

 

 

 

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