Le notti bianche, Dostoevskij sentimentale e sognatore al teatro Out Off

‘Le notti bianche’ è un romanzo sentimentale breve scritto da un Fedor M. Dostoevskij appena ventiseienne. Sognatore solitario, il protagonista maschile una notte sul lungo fiume incontra la giovane Nasten’ka che gli risveglia un sentimento sopito: l’amore. Difficile per lui accettarlo, abituato com’è a evitare i propri impulsi, nascondendoli e negandoli. Difficile ammetterlo e raccontarlo a lei, che da un anno aspetta invano il ritorno di un altro uomo, e lo aspetta lì, dove si sono incontrati. Difficile dichiararsi: il suo ruolo nella relazione è quello di consolatore. È così che infatti si approccia alla ragazza. Cercando di calmare la sua disperazione per l’ abbandono dell’amato, partito e mai tornato. Tornerà, vedrai. Ha molte qualità. Si incontrano per quattro notti di seguito. Si scambiano sempre più informazioni l’uno dell’altra, fino a svelare i propri sentimenti.
La reciproca dichiarazione d’amore sfocia in vane promesse di un futuro insieme. Vacue, perché l’uomo che lei stava aspettando, proprio l’ultima delle quattro notti, torna da lei che lascia il protagonista a struggersi nella disperazione e tornare nel suo limbo di sogni, lontano dalla realtà troppo cruda e buia.

Numerose sono le volte in cui il testo è stato trasposto e adattato a un mezzo artistico diverso da quello letterario. Lo ha fatto Luchino Visconti nel film omonimo, Robert Bresson in Quattro notti di un sognatore. Innumerevoli le trasposizioni teatrali. E anche il teatro Out-off si lancia nell’impresa.
Un attimo di felicità, è forse poco anche in tutta una vita? Da questa domanda del protagonista nasce l’idea di base del regista Lorenzo Loris. Partendo dall’assunto che abbia molto più senso in bocca a un uomo che guardandosi indietro ricorda l’istante, l’unico istante, di felicità di tutta la sua vita piuttosto che pronunciata da un ragazzo che ha ancora davanti a sé l’intera esistenza, Loris affianca alla ragazza un attore più anziano: ventisei anni lei, sessantacinque lui. Tramutando concettualmente l’idea della perdita della speranza di un giovane all’unico barlume di felicità di tutta la vita di un vecchio, convogliando la crudeltà della sconfitta del giovane in una pur flebile speranza senile.

Ciò che è appunto un’idea stimolante non riesce però a tradursi nella sua realizzazione. Per una serie di motivi. La ricostruzione mentale del ricordo non è evidente, non c’è stacco tra la realtà del presente e il racconto, tra ora e passato. Se non avessimo letto le note di regia avremmo soltanto la percezione di un amore impossibile tra un vecchio e una ragazza che ha la mente altrove. Una ragazza che si intrattiene con lui, ma tanto distaccata da non portarci mai a credere, nemmeno per un momento, che abbia reali intenzioni, e che quindi la vicenda si possa concludere in maniera positiva.
Un altro elemento che poco ci convince è l’interpretazione dei due attori in scena. Quella di lui, Massimo Loreto, è enfatica, declamata, cantilenata. Sempre sulla stessa linea, urlata, livellata su una tonalità sempre troppo alta. L’attrice Camilla Pistorello invece, fresca di diploma all’Accademia dei Filodrammatici, si sforza di portare la sua energia nello spettacolo ma la sua recitazione risulta impostata, esasperata. L’emozione è descritta, più che interpretata, tramite gestualità esagerate ed espressività edulcorate e talvolta didascaliche che finiscono per arrivare al pubblico sotto forma di messaggi scarichi e poco efficaci. Le due figure sul palco sembrano non incontrarsi mai realmente, ognuna su un proprio piano emotivo, ognuno a modo suo troppo enfatizzato. Insomma, ‘Le notti bianche’ è un sussurro d’amore, lacrime di luna riflesse sulla superficie increspata di un fiume gorgogliante. Una panchina e una chiarore fioco. Se entrambi i personaggi si sintonizzano su questo piano, allora la loro tensione emozionale, passionale, prende vita, e la sentiamo scorrere e legarli. Ma se è tutto troppo enfatizzato, qualcosa – molto – rischia di rompersi e sconvolgere gli equilibri fragili e sottilissimi che reggono il testo e dovrebbero essere la cifra dello spettacolo.

Francesco Montonati

 

Dal 13 gennaio al 14 febbraio 2016
mar./ven. ore 20.45; sab. ore 19:30; dom. ore 16
Teatro Out Off

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