“Point Break”: un remake 3D che sveglia l’occhio ma… addormenta i neuroni

Venticinque candeline spente al soffio di più di cento milioni di dollari: tale è il budget che i realizzatori di “Point Break” – remake dell’originale “Point Break – Punto di rottura” uscito nel 1991 – hanno messo in campo per un’operazione spettacolare sul fronte visivo, desolante su quello neuronale. La pellicola dell’esordiente alla regia Ericson Core  – in uscita nelle sale italiane il 27 gennaio – è esattamente come gli aitanti personaggi che vi si agitano all’interno, tra sport estremi e riti eco-pagani: tutta forma, niente sostanza. Non vi è dubbio che un pubblico giovanile  gradirà questa carrellata lunga 114 minuti di fisici maschili perfetti, allenati, tatuati, impegnati in sfide sportive e di sopravvivenza (quando non in scazzottate): il problema è che dietro a tutto ciò vi è l’assoluto nulla. Una minima parte di quei cento milioni di dollari sarebbe potuta andare al finanziamento di buoni sceneggiatori e, invece, niente. Sin dall’esordio, tra le dune e le rocce di un suggestivo deserto nel quale due motociclette si lanciano in evoluzioni quasi (più che quasi…) suicide, la spettacolarità è altissima. Il ricorso al 3D è poi, una tantum, veramente funzionale. Insomma, per ripeterci: una festa per l’occhio. Ma a quanto ne sappiamo il collirio non è ancora una pozione in grado di aumentare l’intelligenza. Nel disastro di un film pressoché inutile, la sostanza è introvabile, e la cosa più irritante è che si vorrebbe spacciare come tale una tiritera pseudo-filosofica ed ecologista  – quando non pagano-olistica – sulla necessità dell’Uomo di annullarsi nell’ordine e nella bellezza naturali, in un tripudio di cazzate esotico-esoteriche-simil-buddiste che – se fossero energia elettrica – terrebbero accesa Hong Kong da qui al 3022.

A finale commento di questa operazione mal riuscita, la constatazione che nulla dell’originale “Point Break” di Kathryn Bigelow sembra sopravvivere nel ricco remake: ad esempio, la ben nota tensione omo-erotica che i carismatici Patrick Swayze e Keanu Reeves – nei ruoli del surfista criminale Bodhi e dell’agente FBI sotto copertura Utah – avevano interpretato alla grande. Nei ruoli di cui sopra – in “Point Break” di Ericson Core – ci finiscono invece i palestratissimi e imbarazzanti Edgar Ramirez (dal 28 gennaio sugli schermi anche in “Joy”) e Luke Bracey, protagonisti di dialoghi che definire banali è un atto di carità, ed emananti tra loro un’empatia paragonabile a quella che si potrebbe creare tra uno spinterogeno e un cassettiera dell’Ikea. Difatti, il bluff è stato scoperto sin dagli States: flop da nemmeno trenta milioni di dollari.

La storia di “Point Break”, rivisitata ed estrogenata passando dal semplice surf agli sport estremi, la si conosce. Johnny Utah (Luke Bracey) entra nelle file dell’FBI mosso dal senso di colpa per la morte di un suo amico durante un’impresa sportiva estrema. Dopo qualche mese in prova, il Nostro ha l’occasione di sfruttare il proprio curriculum per mettersi in mostra presso il suo superiore. C’è da fermare una gang di eco-terroristi rivoluzionari populisti che realizzano rapine simboliche, come rapinare un aereo in volo stracolmo di banconote facendole piovere su villaggi poverissimi centro-americani. Utah pensa di aver identificato i responsabili, e soprattutto le loro motivazioni: i terroristi intendono superare le mitiche otto prove di Ono Ozaki, un guru dello sport estremo convinto che, attraverso questo percorso sportivo-spirituale, si potesse raggiungere il Nirvana.  Così, Utah si propone come agente sotto copertura: tutto sta a entrare nel cerchio magico del capo-banda Bodhi, cimentandosi con lui e i suoi in prove estreme e condividendo la loro vita in comunità. Non serve dire altro, se non che il gruppo si finanzia con il denaro di un ultra-milionario francese il cui sfizio è vedere chi di loro sopravvive e, tra un’impresa e l’altra, organizzare sontuose feste affollate di strafichi, strafiche, alcol e musica dance. Idea in fase di sceneggiatura, questa, talmente improbabile e idiota da meritarsi un Razzie Award immediato (gli anti-Oscar, le celebrfi Pernacchie d’oro). Il tocco “romance” non può mancare e, va da sé, nel gruppo di Bodhi è presente una bella ragazza di nome Samsara (Teresa Pamler), con la quale Utah scopre di avere una certa intesa. Ma secondo voi finirà bene?

Ferruccio Gattuso

Point Break
Regia: Ericson Core
Cast: Edgar Ramirez, Luke Bracey, Teresa Palmer
Distribuzione:  Eagle Pictures
Uscita nelle sale:  27 gennaio
Voto: 3/10

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