“Joy”: Jennifer Lawrence da casalinga disperata ad american dreamer realizzata

Ancora David O. Russell, ancora Jennifer Lawrence e Bradley Cooper. E ancora Robert De Niro. Dopo “Il Lato Positivo” e “American Hustle”, il regista newyorchese torna per la terza volta al terzetto di cui sopra. Un modo cacofonico per mandarvi a mente questo solo concetto: Russell è bravo e si fida di attori che, per esperienza, sanno dare ai dialoghi una naturalezza non comune. I tre nomi di cui sopra funzionarono alla grande ne “Il Lato Positivo”, in una storia “domestica”  e bizzarra simile a questa di “Joy”, pellicola in arrivo nelle sale italiane dal 28 gennaio.

La storia è quella di colei che inventò il Miracle Mop, per capirci il mitico “mocio”, lo scopettone con straccio per i pavimenti incorporato: lavabile, strizzabile e a tal punto comodo da non obbligare le casalinghe a usare guanti , a piegarsi sul secchio e a strizzare a mano prima di ogni passata. Voi dite: e chi se ne frega. E sbagliate. Perché dietro la storia di Joy Mangano (Lawrence), giovane donna dalla vita scombinata, al centro di una famiglia tipicamente disfunzionale affollata di parenti serpenti più pronti a giudicarla e caricarla di sensi di colpa che a sostenerla, c’è la sostanza di una parabola da “american dream”. Joy da ragazzina aveva già ideato un comodo collare per cani, la famiglia non l’aveva presa sul serio e anni dopo l’idea fruttò un sacco di soldi a un tal dei tali che pensò bene di brevettarla. Col Miracle Mop Joy non vuole ripetere l’errore, ma è difficile raccogliere consensi e denaro da due genitori separati (una madre teledipendente murata in camera da letto, un padre svagato che le preferisce la sorellastra, un ex marito alloggiato nel suo scantinato a provare basi musicali per fare il cantante da piano-bar di terza categoria nei locali): l’unica speranza sembra venirgli da un responsabile di un canale per televendite (Cooper), disposto a farle spiegare sullo schermo in cosa consista il rivoluzionario “mocio”. Ma ci sono rischi da prendere, investimenti famigliari da fare, invidie casalinghe da smontare, concorrenze sleali da superare. E un pessimismo indotto dal destino  (“Il mondo distrugge le tue opportunità, e ti spezza il cuore”, dice a un certo punto Joy) da cancellare.

Tutto qui, se non che Russell confeziona l’habitat della storia  – una storia a dire il vero troppo semplice, servita in modo piano e senza intriganti sterzate drammaturgiche – con il solito impianto di dialoghi nervosi, stringati e surreali, a tratti molto divertenti ma non sempre fino in fondo realistici. L’umanità quotidiana eppure colorita che popola questo habitat (De Niro padre, una grottesca e divertente Isabella Rossellini nel ruolo della nuova donna del padre conosciuta su un sito di incontri, Edgar Ramirez (dal 27 gennaio sugli schermi anche in “Point Break“) in quello dell’ex marito Tony, Viriginia Madsen mostruosamente naif nel ruolo di mamma Terry) cattura l’attenzione dello spettatore. Ma quando finisce la galleria di personaggi, e quando chi guarda sa cosa aspettarsi da essi, la troppo elementare “favola americana” segna il passo. Il consiglio di chi vi scrive è di vedervi il film in lingua originale con eventuali sottotitoli. Perlomeno godrete della bravura recitativa del cast, Jennifer Lawrence in testa.

Ferruccio Gattuso

Joy
Regia: David O. Russell
Cast: Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, Robert De Niro
Distribuzione:  20th Century Fox
Uscita nelle sale:  28 gennaio
Voto: 6,5/10

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