“Perfetti sconosciuti”: tutti a tavola del film di Paolo Genovese, la migliore commedia italiana degli ultimi anni

Forse conviene andare subito al sodo. “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese – in uscita nelle sale l’11 febbraio – è la migliore commedia italiana degli ultimi anni. Una commedia che sterza improvvisamente verso il dramma, e che poi consegna allo stupefatto spettatore un finale originale, solo apparentemente accomodante, in realtà inquietante e beffardo. Una soluzione che non lascia scampo a chi è accomodato in sala, e che spinge a un esame di coscienza allo stesso tempo divertente ma ansiogeno. La forza di questo film sta tutta in due tavole: alla prima si accomodano ben cinque sceneggiatori (con Paolo Genovese meritano doverosa segnalazione Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello) per dare forma a un intreccio di personaggi e battute che non è esagerato definire impeccabile; alla seconda siedono i protagonisti della storia, un gruppo di vecchi amici – tre coppie e un single – convenuti a una cena, in onore di una spettacolare eclissi di luna, che sembrerebbe interminabile per il numero di portate gastronomiche (dal brindisi con un vino biologico da 25 euro a bottiglia fino a un tiramisù scrupolosamente preparato con mascarpone), ma che si rivela tale solo per il gioco al massacro che si produce. Tutto per colpa di un’idea, dapprima lanciata a centro tavola come una fiche di poco valore in un poker, poi accarezzata dai sorrisi compiaciuti e di sfida degli astanti, infine realizzata senza valutarne le conseguenze: mettere a disposizione di tutti i propri cellulari e – per l’intera serata – leggerne messaggi e telefonate in arrivo. Senza filtro.

In un crescendo che in realtà parte ancora prima, da un indizio di un paio di mutande sfilate da qualcuno prima di uscire di casa per recarsi alla cena (un punto di domanda che resterà tale fino alla fine), una simbolica clessidra centellina occasioni e aneddoti, disvelamenti e equivoci, ipocrisie e banalità, fino alla catastrofe: tra una portata e l’altra di cibo, i commensali divorano sé stessi. E più la luna si copre d’ombra in cielo, più le piccole e squallide verità in ombra si illuminano sul display degli smart-phone a centro tavola. C’è Carlotta (Anna Foglietta) dal bicchiere facile, suo marito Lele (Valerio Mastandrea) timoroso di un messaggino che deve arrivargli puntuale alle ore 22 e per questodesideroso di scambiare il telefono con l’amico Peppe (Giuseppe Battiston), presentatosi a cena senza la nuova fidanzata che tutti volevano conoscere. Ci sono poi il romano verace Cosimo (Edoardo Leo) e la sua timida neo-sposa Bianca (Alba Rohrwacher), che non riescono ad avere figli ma che sembrano molto innamorati, e infine ci sono i padroni di casa Rocco (Marco Giallini) e Eva (Kasia Smutniak), chirurgo estetico lui, psicanalista lei, che vivono una crisi matrimoniale silenziosa dove i dubbi sono quasi tutti di lei.

“Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata, ed una segreta”, sentenzia il film. Tutte e tre, per nostra inerzia e incoscienza (o non-conoscenza), finiscono in quella “scatola nera” che è il nostro cellulare. Un’innocua fuga telematica, però, potrebbe essere il mattone levato il quale l’edificio della propria vita se ne va giù. In una cornice perfettamente teatrale (non ci stupiremmo se ben presto dal film nascesse una piéce) un cast di ottimi interpreti – tutti, senza nessuna eccezione – dà forma a personaggi reali, sempre in bilico tra rispettabilità e squallore. La cascata di eccellenti battute della prima parte della storia (le migliori finiscono sulla bocca di Mastandrea, ma nemmeno gli altri scherzano) sono un meccanismo ad orologeria che rende in effetti la vita facile ai protagonisti: ma quello spartito dalle note azzeccate non funzionerebbe senza la perfetta alchimia di chi le suona, decidendone le pause.  In chiusura, l’unico difetto della pellicola: nel momento più teso del film, la comparsa di una colonna sonora musicale melodrammatica troppo scontata per armonie e per intento descrittivo emozionale. L’unica cosa, questa, da “classica commedia italiana”. In una pellicola che, grazie al cielo, non è la classica commedia italiana.

Ferruccio Gattuso

Perfetti sconosciuti
Regia: Paolo Genovese
Cast: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Anna Foglietta
Distribuzione: Medusa
Uscita nelle sale:  11 febbraio
Voto: 9/10

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