“Deadpool”: molto super, poco eroe, tanto violento, ancora più sboccato.

 

Ecco, se dovete tuffarvi in un cocktail di effetti speciali più demenzialità, tenetevi alla larga da “PPZ Orgoglio + Pregiudizio + Zombies” – una clamorosa boiata che compie il letale errore di prendersi sul serio  – e misurate il vostro tasso di umorismo e di sopportazione del politicamente scorretto con “Deadpool” di Tim Miller, nelle sale dal 18 febbraio. Dopo una gestazione di quasi 12 anni, il regista (esordiente a 51 anni!) Tim Miller e il produttore e interprete Ryan Reynolds (divo, fusto e appassionato di fumetti, soprattutto di “Deadpool”) portano sugli schermi una storia-tipo di questo personaggio letteralmente assurdo. Dopo generazioni e generazioni di supereroi seri di casa Marvel e DC Comics approdati prima su carta e poi al cinema, il momento era giusto anche per lui: che sia super – l’aitante mercenario Wade Wilson (Ryand Reynolds)  – è accertato: quando sta vivendo la sua prima, vera storia d’amore degna di questo nome con una ragazza intrigante e bellissima  di nome Vanessa (interpretata dalla brasiliana Morena Baccarin), il Nostro scopre di avere un tumore all’ultimo stadio. Ma c’è chi lo può salvare, sempre che si presti a un “trattamento chimico”. Detto, fatto. Solo che l’uomo della proposta era uno stronzo criminale, e la faccia di Wade, seppur guarito dal tumore, diventa una specie di “Brutto ma Buono”, se conoscete i pasticcini in questione. Disastro, rabbia, voglia di vendetta. Così la faccia di Wade si copre di una maschera rossa, il resto del costume vien da sé, i superpoteri che fanno da corollario al “trattamento chimico” fanno nascere Deadpool e, insomma, l’avventura continua.

La storia della vendetta inesorabile – che passerà attraverso un tripudio di uccisioni e di violenza pressoché gratuita (l’eroe, che non è eroe, è egoista, killer e spesso irritante, ma sforna battute di spirito di grande efficacia per tutto il film)  – scorre tra flashback e salti al presente seguendo la tecnica narrativa che fu del fumetto omonimo. Con il corredo dei suoi ben noti trucchi di meta-racconto: Deadpool talvolta si rivolge allo spettatore guardando in macchina, proprio come faceva dalle pagine del comics col lettore del fumetto; Deadpool ricorre a battute incentrate sulla contemporaneità, citando persino i personaggi che interpretano il film, tra cui sè-medesimo-Ryan-Reynolds; insomma, Deadpool fa quello che vuole. Quando resta deturpato, abbandona la fidanzata in un amen, va a convivere con una anziana nera non vedente, frequenta bar poco raccomandabili e rintuzza le avances degli X-Men che, intuendone le capacità, vorrebbero fare di lui un nobile eroe. Certo, due X-Men (vedrete quali) resteranno coinvolti in questa avventura accanto a Deadpool. Da segnalare tra i villain, la kick-boxeur Gina Carrano, che qualcuno ricorderà, con qualche chilo in meno ma la stessa grinta,  nell’action-movie “Knockout – Resa dei conti”  di un lustro fa (e in “Fast & Furioius 6”).  Più che un film vero e proprio, dotato di una solida sceneggiatura, “Deadpool” si rivela un gioco circense ottimamente infarcito di effetti speciali (Tim Miller ha una lunga carriera da effettista) e una divertente passeggiata nella comicità. Difficile sollazzarsi in egual dose con un sequel, a meno che una storia vera non la si trovi sul serio. Peraltro, il sequel è già in preparazione.

Ferruccio Gattuso

Deadpool
Regia: Tim Miller
Cast: Ryan Reynolds, Morena Baccarin, Gina Carano
Distribuzione:  20th Century Fox Italia
Uscita nelle sale:  18 febbraio
Voto: 7/10

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