“Tiramisù”: nel suo primo “dolce” da regista Fabio De Luigi sbaglia gli ingredienti

Di questi tempi, al cinema, un altro film italiano prende il via da un tiramisù ma – credeteci – è tutta un’altra cosa. Curioso a dirsi, ma dal celebre dolce di Treviso (la paternità però pare contesa, ci viene detto in questa sede)  parte anche la commedia fenomeno di questa stagione, “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese. Per il suo esordio alla regia, Fabio De Luigi elegge questa leccornia a titolo – “Tiramisù”, nelle sale dal 25 febbraio – e a leva di Archimede per sollevare la carriera di rappresentante farmaceutico del suo personaggio.

Antonio Moscati (De Luigi) se la passa infatti malissimo: in sala d’attesa dai medici di base i pazienti lo fulminerebbero, in ospedale i primari lo scansano, e alla fine il Nostro finisce per sentirti un fallito.  La moglie di Antonio, Aurora (Vittoria Puccini) sarebbe una maestra, ma di questi tempi sta sacrificando la propria professione per cercare di sollevare quella del marito: pare infatti che i suoi tiramisù siano a tal punto buoni da trasformarsi in un biglietto da visita, diciamo un regalo da captatio benevolentiae, presso i dottori e i medici. A casa, la coppia ha due problemi: vorrebbe figli ma questi non arrivano, e un cognato invadente, fratello di Aurora, Franco (la Iena Angelo Duro), incombe in modo indiscreto. É padre di una bambina intelligente ma, da quando si è separato, si vuol godere la vita passando da una bella ragazza all’altra. Come detto, grazie al tiramisù Antonio ha una chance importante nella professione e, da qui, comincia una scalata fatta a colpi di furbizie e disonestà. Più ha successo, più arrivano i soldi, più lui si allontana da Aurora. Insomma, gli ci vuole una bella lezione del destino.

Fabio De Luigi decide di buttarsi nella regia (con scrittura di soggetto e sceneggiatura) e dimostra due o tre cose: la prima è che questa volta, anche volendo, non potrà accusare nessun regista o sceneggiatore di avergli recapitato, per l’ennesima volta, lo stesso personaggio che interpreta sempre e comunque: il goffo pasticcione. In questo caso, declinato in chiave cinica ricorrendo a una formula “checcozaloniana”. Formula che viene estesa, in quanto a cinismo e furbizia, anche al personaggio di contorno interpretato da Angelo Duro (clamorosa una scena in cui rimprovera la figlioletta, in pieno stile “Sole a catinelle”); la seconda cosa che De Luigi dimostra è la sua acerba capacità di scrittura cinematografica: il soggetto (anche questo affine a quello del venditore di aspirapolvere nel succitato film di Checco Zalone) viene sviluppato attraverso una serie continua di gag, buona parte delle quali potrebbero durare la metà ma che vengono dilatate in modo inutile (i troppi esempi di pazienti passati sotto le macchine difettose da lui vendute all’ospedale, per citare un caso); la terza debolezza di questa commedia è quella che si ripete in molte commedia italiane: un protagonista principale debordante, e attorno a lui una piccola folla di personaggi monodimensionali. Alludiamo, ad esempio, al cognato che inesorabilmente apre bocca per ribadire il concetto che lui è cinico e al mondo ci si deve fare furbi, la moglie che resta delusa dall’atteggiamento del marito e prepara dolci (Puccini sprecata, anche se nella scena finale dimostra di possedere il mestiere che manca a molti altri nel cast), per finire con le comparsate di comici e cabarettisti italiani relegati a ripetere la stessa gag in minime variazioni. Il suggerimento della storia è a suo modo intrigante (leggasi: molte persone che ci sembrano bonaccione, dentro di sè covano una sete di rivalsa alla quale immolerebbero anche la propria onestà), mentre la morale catartica al capolinea è prevedibile. Da citare una piccola ma gustosa parte di un primario saggio e non carriersita, interpretato da un redivivo Pippo Franco.

Ferruccio Gattuso

Tiramisù
Regia: Fabio De Luigi
Cast: Fabio de Luigi, Vittoria Puccini, Angelo Duro
Distribuzione: Medusa
Uscita nelle sale:  25 febbraio
Voto: 4,5/10

tiramisu

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