“Legend”: Tom Hardy dà volto ai fratelli Kray, gangster nella Londra anni ’60

 

Brian Helgeland è uno che sa scrivere: sue sono le sceneggiature di due gioielli del genere noir, “L.A. Confidential” e “Mystic River”. Suo è anche – questa volta dietro la macchina da presa – “Payback – La rivincita di Porter”, altro noir decisamente più superficiale dei primi due. Il che ben dimostra come questo autore americano si arrenda volentieri a una certo manierismo estetico quando gli tocca in sorte la gestione delle immagini oltre che dei significati. Difatti, il suo ultimo parto in cabina di sceneggiatura e regia – “Legend”, nelle sale dal 3 marzo – palesa le caratteristiche succitate.

La storia dei fratelli Reggie e Ron Kray (qui interpretati dallo stesso Tom Hardyù, in una ottima, e coraggiosa, prova attoriale) non è conosciuta qui in Italia. Nel Regno Unito, invece è, come recita il titolo della pellicola di Helgeland, una leggenda. Reggie piacevole d’aspetto, freddo e fascinoso nei modi, Ron più in carne, assolutamente psicolabile con tendenze violente, omosessuale dichiarato in un mondo in cui questo orientamento  – allora, parliamo della Londra degli anni Sessanta, come oggi – metterebbe alla berlina chiunque. Il mondo cui ci si riferisce è quello gangsteristico. Coppia di boss della malavita organizzata dell’East End, i fratelli “cockney” Kray costruirono un piccolo impero che, a un certo punto, si allargò a numerosi locali notturni e di gioco d’azzardo nella capitale britannica (locali dove si esibirono anche star come Frank Sinatra e Judy Garland), attirando l’attenzione, e la proposta di alleanza, della mafia italo-americana (qui rappresentata da un redivivo Chazz Palminteri). “Legend” si concentra sulla parabola dei due gangster da quando Reggie tira fuori dal manicomio il fratello e al contempo si lega sentimentalmente alla graziosa sorella del suo autista, Frances (Emily Browning). É lei, nella costruzione di Helgeland – a fare da voce narrante.

Predestinazione, violenza, voglia di rivincita sociale e attrattiva per la vita da gangster sono i leit motiv di “Legend”, in una carrellata di situazioni che, però, finiscono per essere echi surrogati di un’universo già ampiamente rappresentato –  e in modo infinitamente più artistico – da grandi autori come Martin Scorsese, in primis, e Brian de Palma. La stessa ricostruzione di Londra negli anni Sessanta non pare efficace: Helgeland non riesce a riportare lo spirito di quell’epoca sullo schermo, né a tratteggiare con pennellate musicali scrupolose quella scena. Costumi, musiche e mode non sembrano rispettate con esattezza cronologica. Ciò che resta di “Legend” è, senza dubbio, la prova di Tom Hardy, che ha dovuto interpretare (adattandosi a una legnosa pronuncia “cockney”) ogni scena per i due personaggi, ricorrendo ai nuovi effetti digitali ma anche – in una celebre sequenza di crudo pestaggio  tra fratelli –  alla sua fidata controfigura. La storia dei fratelli Kary fu portata sugli schermi già nel 1990 con il semisconosciuto “The Krays – I Corvi” di Peter Medak, con i due Spandau Ballet Gary Kemp e Martin Kemp.

Ferruccio Gattuso

Legend
Regia: Brian Helgeland
Cast: Tom Hardy, Taron Egerton, Emily Browning
Distribuzione:  01 Distribution
Uscita nelle sale:  3 marzo
Voto: 6/10

legend_2015

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