“Desconocido”: il terrore corre su un’auto nel riuscito thriller spagnolo

 

Presentato all’ultimo Festival di Venezia (nella sezione Orizzonti), “Desconocido” dell’esordiente spagnolo Dani de la Torre conquista finalmente gli schermi dal 31 marzo: ottimo thriller dalla solida scrittura e dall’altrettanto sapiente montaggio, il film in parte ripete la fortunata intuizione di “Locke”di Steven Knight (ma anche la saga di “Speed”  distende ovviamente la sua ombra), ambientando cioè gran parte dell’azione e della vicenda all’interno dell’abitacolo di un’automobile. “Locke”  ardiva di più: svolgendo letteralmente ogni singolo minuto del film nel veicolo. Il thriller di de la Torre si permette invece “fughe in esterno” ma riesce, con altrettanta maestria, a farci sentire sulle scomode (scomodissime, come racconterà la storia) poltrone dell’auto al centro della storia.

Carlos (Luis Tosar, attore protagonista di un altro eccellente thriller carcerario spagnolo, “Cella 211”, che consigliamo vivamente)  è un facoltoso funzionario di banca, uno di quegli operatori finanziari che si conquistano la fiducia della gente vendendo prodotti bancari “allettanti”. La sua arma è psicologica, e conta su un misto di avidità e speranza: l’avidità e la speranza che le cifre degli interessi degli investimenti scatenano nei risparmiatori.  Una mattina, l’uomo sale sul suo Suv in compagnia dei figli (una ragazzina teenager e un bimbo)  per portarli a scuola prima di recarsi al lavoro. La cornice famigliare che ci è dato conoscere, come prologo alla storia, non è delle migliori: indifferenza reciproca, silenzi e incomprensioni tra genitori e con i figli, e per di più una relazione extraconiugale. Il viaggio a bordo dell’auto, qualcosa di estrema routine, si trasforma improvvisamente in un incubo quando Carlos, alla guida, riceve una telefonata sul cellulare da un “desconocido” (“numero sconosciuto”). La voce che esce dal telefono gli dice che lui e i figli sono seduti su un ordigno esplosivo a pressione: non possono scendere dall’auto sennò tutto esploderà. C’è un modo solo per salvarsi: stornare, facendo le debite telefonate, una corposa somma di denaro su un conto corrente. Di chi è la voce del ricattatore? Perché ha ordito un piano del genere? Questo segreto lo lasciamo allo spettatore, specificando che non è in questo particolare, peraltro, che risiede la forza adrenalinica di “Desconocido”, ma in tutto ciò che ne seguirà.

Il thriller di de la Torre scorre tra le vie della città di La Coruña, in Galizia, intessendo tensioni sul filo delle parole, degli sguardi e della mimica (la comunicazione del protagonista alla guida dell’auto con il mondo esterno, e con il terrorista che non perde mai d’occhio l’obbiettivo): Carlos è minacciato ma al contempo è creduto una minaccia dalla polizia che pensa si sia reso protagonista di un atto insano autodistruttivo. A fare da cornice alla storia degli individui (tra cui segnaliamo una carismatica e plausibile comandante delle operazioni della poliziia artificiera, interpretata da Elvira Mìnguez), un evidente critica sociale alle conseguenze della grande crisi finanziaria post-2008 e alle sofferenze patite dai piccoli risparmiatori.  Non ci stupiremmo se “Desconocido” ricevesse una rivisitazione estetica in chiave hollywoodiana, sebbene in fondo questo film sia figlio proprio del genere action d’oltreoceano.

Ferruccio Gattuso

Desconocido – Resa dei conti
Regia: Dani de la Torre
Cast: Luis Tosar, Javier Gutiérrez, Goya Toledo
Distribuzione:  Satine Film
Uscita nelle sale:  31 marzo
Voto: 8/10

eldesconocido

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