“Mister Chocolat”: Omar Sy clown nero d’inizio ‘900

Una storia dimenticata, o forse nascosta dalla cattiva coscienza collettiva. Quella di “Mister Chococlat” di Roschdy Zem  – nelle sale dal 7 aprile – è la storia del primo uomo di spettacolo nero di Francia e forse del mondo, agli inizi del secolo scorso. Liberamente tratto da “Chocolat Clown negre” di Gerard Noiriel, adattato dallo stesso regista (nonché celebre attore, per una volta accomodatosi alla macchina da presa) con  Olivier Gorce e con lo sceneggiatore  Cyril Gely, il film vede come assoluti protagonisti Omar Sy e James Thiérrée nel ruolo della prima coppia di clown della storia dello spettacolo, coloro che dettero forma allo stilema del clown bianco e dell’augusto.

Nella cornice di un piccolo circo itinerante nella provincia francese si incrociano le strade di Footit (Thiérrée), clown sul viale del tramonto dopo anni di notorietà, e Rafaël Padilla (Sy), giovane nero utilizzato in scena solo come selvaggio di contorno. L’intuizione di Footit è quella di affrancare il giovane da quel ruolo elementare per farne un compagno di clownerie: con il nome d’arte di Chocolat, e giocando sui luoghi comuni del tempo fortemente razzisti (l’uomo nero un po’ stupido che subisce), la formula dello spettacolo vede Footit prendere a sberle e a calcioni Chocolat. L’idea è di successo, i due abbandonano il piccolo circo e conquistano Parigi, dove le tensioni tra i due non mancano (Chocolat è istintivo e dispersivo, Footit scrupoloso e mai scherzoso) ma al Nuovo Circo della capitale gli anni di gloria si susseguono. Chocolat si mangia la vita, tra donne, alcol, droghe e scommesse, mentre Footiti vede in quella condotta la fine della loro storia e il ritorno alla fame. Un giorno, Chocolat decide di ridiventare  Rafaël Padilla e cimentarsi col teatro serio, nientemeno che con l’Othello di Shakespeare. Come prenderà la società francese questa sua decisione? Smettere di “fare il negro” e conquistarsi un ruolo di rispetto  è possibile nella Francia della Belle Epoque?

Roschdy Zem  racconta la storia dei due clown con un’impeccabile attenzione alla forma ma con più di un inciampo nella narrazione. Troppo lunghe le sequenze di clownerie dei due protagonisti, e per di più – questa la pessima notizia – tutt’altro che divertenti. Anzi, noiosissime. Non si ride mai e poi mai, senza contare che proprio nell’uso del corpo sia Sy sia Thiérrée non convincono nemmeno per un momento. É la parte più drammatica della vicenda a convincere un poco di più, anche se spesso – soprattutto nel finale – essa scade nel melodrammatico. Intensa, nervosa e tesa come una corda di violino è l’interpretazione di James Thiérrée, attore, acrobata e scenogrfao svizzero la cui somiglianza col nonno Charles Chaplin non può lasciare indifferenti. Sy sembra invece poco adatto ai ruoli d’epoca. Se un merito esiste nel  personaggio da lui interpretato è nella scrittura, che mai ne fa un eroe necessariamente positivo e simpatico, anzi affonda a piene mani nelle sue debolezze.

Ferruccio Gattuso

Mister Chocolat
Regia:  Roschdy Zem
Cast: Omar Sy, James Thierree, Clotilde Hesme
Distribuzione: Videa – CDE
Uscita nelle sale:   7 aprile
Voto: 5/10

misterchocolat

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