“Marguerite e Julien”: gli amanti impossibili di Valerìè Donzelli fanno pena

 

Valérie Donzelli, già autrice de “La guerra è dichiarata”, firma con “Marguerite e Julien”nelle sale dal 1 giugno – un autentico disastro. Un film presuntuoso, kitsch, sconclusionato, veramente brutto. Pescando da Truffaut (idolo di Donzelli) ciò che il Maestro aveva lasciato nel cassetto: una sceneggiatura propostagli da Jean Gruault nei primi anni Settanta. “Pensava che il soggetto fosse troppo audace a quel tempo”, ha spiegato la regista francese. I tempi sono effettivamente cambiati anche se il tema dell’incesto  – perché questo è l’argomento portante del film – resta difficile. Tra l’altro, Donzelli – sebbene abbia smentito in modo poco convincente nelle interviste  – sembra narrare i fatti senza prendere una posizione, seppur sfumata. Anzi, checché ne dica, la sensazione di chi assiste alla rappresentazione della vicenda è quella di una sommessa simpatia da parte dell’autrice per le ragioni sentimentali dei due protagonisti. Non che si pretenda una goffa condanna pedagogica, ma certo disturba che possa passare il concetto che, se c’è amore, tutto è concesso. L’altro passo falso di Donzelli è quello di voler raccontare una vicenda realmente accaduta a cavallo tra il XVI e il XVII secolo in Francia senza canoni cronologici definiti. Per rendere paradigmatico questo amore impossibile, Donzelli lo correda di elementi che vanno dalla fine del ‘500 ad oggi. C’è infine una scelta letale, che è quella stilistica di creare fermi immagine “pittorici” (diciamo pure cartolineschi) per marcare i momenti  più melodrammatici della storia. Un disastro kitsch di proporzioni colossali che spiazza lo spettatore, indeciso se essere di fronte a un dramma o a una presa in giro.

La storia è quella  di Julien ( Jérémie Elkaïm) e Marguerite ( Anaïs Demoustier)  de Ravalet, figli del signore di Tourlaville, due giovani che furono decapitati nel 1603 per adulterio e incesto. Sin da piccoli fratello e sorella vivono in totale simbiosi, giocabno insieme e, crescendo, esplorano i propri corpi. Maturando, si accorgono di provare l’uno per l’altra sincero amore, che poi sfocia in prepotente attrazione fisica. La famiglia si accorge dell’anomalia, cerca di attenuarla tra silenzi e qualche drastico accorgimento: come separare i due, mandano Julien in cadetteria. Ma il tempo e la distanza non possono nulla. Marguierite, giunta in età da marito, rifiuta partiti su partiti e, al ritorno di Julien (che cerca di combattere questa passione), pensa di ingelosirlo accettando una proposta di matrimonio. Effettivamente, questa è la scintilla che fa scoccare il disastro. Ci fermiamo qui con la trama, per evitare spoiler a coloro che – nonostante il nostro giudizio – vogliono essere così masochisti da accomodarsi alla visione della pellicola.

Tra castelli seicenteschi (lo stesso dove accaddero realmente gli eventi), carrozze ma anche elicotteri, scorci di un passato remoto ma anche automobili e divise ottocentesche, la storia di Marguerite e Julien cavalca i secoli e si staglia ai nostri occhi come una tragedia senza tempo. La pietra tombale sul film viene posta esattamente alla fine, con un epilogo in perfetto bilico tra presunzione e delirio, qualcosa che vorrebbe evocare il “The Tree Of Life”   di malickiana memoria ma che ottiene solo un totale spiazzamento dello spettatore: trattasi di una galleria di proiezioni astratte dove una voce fuori campo insegue aspirazioni di poesia. Ma più che aspirazioni di poesia, sono cospirazioni (ai nostri danni) di cattivo gusto.
Ferruccio Gattuso

Marguerite e Julien
Regia: Valérie Donzelli
Cast:  Anaïs Demoustier, Jérémie Elkaïm, Aurelia Petit,
Distribuzione:  Officine Ubu
Uscita nelle sale:  1 giugno
Voto: 2/10

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