“Elvis & Nixon”: il grottesco incontro tra due “re” diversi… solo un po’

 

Un politico conservatore e una star del rock’n’roll. Anzi, l’Uomo più Potente del Mondo e “il Re” di quella musica che solo quindici anni prima, più o meno al suo nascere, veniva considerata irriverente, diabolica, pericolosamente rivoluzionaria. L’incontro tra il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e Elvis Presley  – avvenuto nel 1970 – potrebbe apparire a un primo sguardo come il tentativo di mischiare acqua e olio. Due entità incompatibili, reciprocamente respingenti. Eppure uno era Nixon, il cinico e abile uomo politico capace di andare a cena anche col demonio se ciò avesse potuto portare benefici elettorali, l’altro era Elvis, l’altrettanto abile rocker trasformatosi in showman e icona kitsch, l’uomo che voltò le spalle alla purezza stilistica della musica ribelle per farne un prodotto ibrido e spendibile al di là degli steccati delle generazioni. Colui che era considerato “il Re” ancora dall’America nazional-popolare, ma che gli appassionati di rock “post Woodstock”  reputavano, più o meno, un dinosauro trasformatosi nella caricatura di sé stesso. Tra l’altro, un conservatore nazionalista bello e buono, ossessionato – come e forse più di Nixon – dalla minaccia comunista, dalle droghe dilaganti tra i giovani e dal pericolo di entità sovversive come il Black Power (non che questi non fossero problemi reali nell’America dell’epoca).

É questa la cornice e la scintilla che muove la storia di “Elvis & Nixon” di Liza Johnson, nelle sale dal 22 settembre. Cronaca di un incontro bizzarro che, nelle mani degli sceneggiatori Joe Sagal, Hana Sagal e Carey Elwes, si trasforma in una parabola grottesca sul potere della celebrità pop. Un potere che, alla fine, sconfigge ai punti persino il potere più puro, quello politico. Perchè più la storia procede, e più è evidente che sono Nixon, i suoi collaboratori, i fan e, si presume, l’intera società americana ad aspirare ad avere un “pezzo di Elvis” tutto per sé, da sfruttare e giocarsi ai punti dell’ego. É Nixon che, per farsi bello con una delle figlie, accetta di incontrare Elvis per rimediare una fotografia e un autografo. É lo staff della Casa Bianca che pensa di potersi giocare il jolly Elvis presso l’elettorato più giovane. Ed Elvis? Bè, il sonnolento, criptico, surreale Re del Rock’n’Roll che qui ha la voce e il volto di Michael Shannon è l’incognita vera della vicenda: perché vuole vedere a tutti i costi il presidente degli Stati Uniti? Davvero vuole ricevere un distintivo da “agente federale aggiunto” (carica insistente!) per svolgere missioni di copertura e  travestimento (!) per infiltrarsi negli ambienti dell’America “alternativa” e ribelle e smascherare i nemici della Nazione? Oppure, dietro l’apparente tic da rockstar annoiata, la mossa nasconde l’astuzia di munirsi di un lasciapassare che, nei suoi viaggi, gli permetta di evitare perquisizioni all’aeroporto?

Liza Johnson dirige una pellicola che, pur partendo da un evento celebre ma poco conosciuto nei suoi più intimi risvolti, naufraga in una lentezza narrativa e in un florilegio di situazioni grottesche nelle quali gli stessi personaggi principali vengono dipinti a tinte troppo macchiettistiche. Soprattutto il Nixon interpretato da Kevin Spacey è qualcosa a metà tra il volgare e lo stupido, e a questo punto la mitologia “liberal” ossessionata da Nixon dovrebbe mettersi d’accordo sul tema: il presidente dello Scandalo Watergate era una volpe delle trame oscure o un minus habens capitato, chissà come, alla Casa Bianca? Più o meno le medesime ossessioni che gli stessi ambienti hanno avuto per George W. Bush e, prima di lui, per Ronald Reagan. Kevin Spacey, dopo il successo del serial “House Of Cards” è il volto fiction perfetto per la politica ma, seppur dotato del suo sublime mestiere, non riesce a salvare la baracca insieme a Shannon, nonostante alcuni passaggi del loro incontro siano effettivamente riusciti: ad esempio, la discussione  tra i rappresentanti di Nixon e Elvis  sul codice di comportamento che i due personaggi avrebbero dovuto assumere nell’occasione. Codice che Elvis non rispetta sin dal primo momento.

Infine, l’epilogo della storia fa credere che il distintivo agognato sia poi finito nelle mani di Elvis, con tanto di giuramento nelle stanze della Casa Bianca. Ma la storia ufficiale non lo dà per certo: sostiene che l’amministrazione Nixon fece melina e non si sognò mai di affidare a Elvis un lasciapassare così compromettente. Dove sta la verità forse non lo sapremo mai. Ma non basta questo film per farci appassionare all’argomento. Infine, una nota. Anzi, l’assenza di alcune importanti note: sono quelle della musica di Elvis Presley. In nessun momento del film si possono ascoltare brani del Re del Rock’n’Roll, e la cosa appare curiosa. C’è spazio per Otis Redding , per il funk e per il soul, bellissimi brani della cultura nera dell’epoca. Che però con l’Elvis del 1970 non avevano nulla a che fare.

Ferruccio Gattuso

Elvis & Nixon
Regia: Liza Johnson
Cast: Michael Shannon, Kevin Spacey, Alex Pettyfer
Distribuzione:  Videa – CDE
Uscita nelle sale:  22 settembre
Voto: 5/10

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