“Lettere da Berlino”: pensieri scritti di resistenza nella Germania nazista

 

Tratto dal romanzo di Hans Fallada “Ognuno muore solo” (Sellerio editore, 680 pg, 16 euro), ispirato a una storia realmente accaduta e presentato lo scorso inverno alla Berlinale 2016, “Alone In Berlin” arriva nelle sale italiane dal 13 ottobre col titolo “Lettere a Berlino”. Diretto dallo svizzero Vincent Peréz, il film può contare su un solido cast nel quale Emma Thompson, come di suo solito, troneggia da autentica fuoriclasse. Forse, però, la sua grandezza emerge in modo così nitido per il contrasto con l’impianto narrativo e di messa in scena della pellicola, realizzata da Pérez in modo fin troppo convenzionale. A tal punto convenzionale, da scegliere ottimi interpreti anglosassoni, come la citata Thompson e Brendan Gleeson, per calarli in due ruoli tedeschi facendoli parlare… in inglese. Una “dissonanza” concettuale, questa, che naturalmente verrà risolta nelle sale di casa nostra con l’immancabile doppiaggio.

La storia è quella, realmente accaduta con nomi diversi, dei coniugi Otto (Gleeson) e Anna (Thompson) Quangel, operai berlinesi negli anni del consolidamento del regime nazista. La politica non è materia che faccia per loro, fino a quando l’unico figlio muore al fronte, nella guerra voluta, inseguita e scatenata da Hitler. La riflessione silenziosa sull’insensatezza della guerra induce Otto e Anna a lanciarsi in un’operazione di resistenza al regime folle e romantica, quanto inconcludente: scrivere centinaia di cartoline anonime con pensieri antinazisti, sperando di diffondere un benefico “virus” della dissidenza. Il problema per Otto e Anna si chiama Gestapo ma, ancor prima della polizia, si chiama conformismo. Il popolo tedesco è per lo più compatto dietro il proprio Führer. Sulle tracce di seminatori di cartoline si mette l’ispettore Escherich (Daniel Brühl, lui sì tedesco ma comunque recitante in inglese), sempre più determinato ad acciuffare il colpevole, ma allo stesso ammirato dalla sua costanza e dal suo coraggio.

Purtroppo per la storia (che resta in sé affascinante, proprio come l’analoga foto resa celebre sul Web di un singolo lavoratore tedesco che, in quello stesso buio  periodo, in mezzo a una selva di bracci tesi inneggianti a Hitler durante una manifestazione pubblica, resta a braccia conserte), Pérez confeziona un film dall’andamento ripetitivo e prevedibile, senza reali momenti di thrilling (dopotutto i due compiono missioni pericolose in pubblico, ad altissimo rischio di essere scoperti), con un epilogo (quello relativo all’Ispettore Escherich) che siamo pronti a scommettere non sia realmente accaduto. Nulla nell’osservazione della società e dei personaggi-tipo dell’epoca può portare alla nostra attenzione di spettatori qualcosa di inedito: la violenza verbale e fisica del regime è risaputa, e quando – un volta scoperti – i due coniugi resistenti finiscono interrogati e messi sotto processo-farsa, queste due fondamentali fasi, che in fondo rappresentano l’anima più vera della natura totalitaria di ogni regime, vengono bellamente sorvolate. Ben altra scelta rispetto a film analoghi come “L’amico ritorvato” e “La Rosa Bianca”.

Ferruccio Gattuso

Lettere da Berlino
Regia: Vincent Pérez
Cast: Brendan Gleeson, Emma Thompson, Daniel Brühl
Distribuzione:  Videa – CDE
Uscita nelle sale:  13 ottobre
Voto: 6/10

letteredaberlino

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