Ottavia piccolo è Anna Politkovskaja al Carcano, in “Donna non rieducabile”

01Anna Stepanovna Politkovskaja era una giornalista della Novaja Gazeta uccisa per il suo amore per la verità. “Donna non rieducabile” parla di lei, del suo attaccamento al dovere, come professionista e come cittadina (in scena al Teatro Carcano dal 13 al 16 ottobre).
Ma non è la sua storia. È un reportage su di lei.
Un testo (scritto da Stefano Massini, messo in scena da Stefano Piccardi) che per raccontarla usa gli stessi strumenti che adoperava lei nel suo lavoro. È, infatti, un adattamento in forma teatrale degli scritti di Politkvoskaja, un ritratto che emerge come in un mosaico dall’accostamento di tessere: brani autobiografici, articoli, stralci di interviste, reportage, lettere. Materiale che osservato nella sua globalità mostra una donna, una giornalista che ha passato la vita a inseguire con esemplare tenacia il suo valore più vero e incontaminato. La verità. Raccontarla, a qualunque costo.

Così, ai suoi dubbi esistenziali, feroci e insistenti, ai suoi confronti con le difficoltà quotidiane in una professione che aveva scelto di praticare nel modo più ardito e pericoloso possibile, alle ombre scure di un mestiere tanto controverso, a tutto questo si contrappone una luce. La grande luce irradiata da un sentimento profondo: l’amore incondizionato per la verità e per la giustizia.

Inviata di guerra in Cecenia. Voleva dire spostarsi rischiando quotidianamente la vita pur di non fermarsi davanti a nessun ostacolo, intervistare chiunque, dai civili vessati a – nel più rigoroso anonimato – gli ufficiali russi. Raccontare i soprusi, le violenze, gli stupri. Lì, dove questo accadeva. In città dove l’acqua non c’era e per lavarsi occorreva fare code di ore e pagare per usufruire delle riserve dei militari russi. Code e pagare per un pezzo di pane. Code e pagare per sperare di ritrovare un parente rapito. Ogni articolo, poi, era una convocazione in procura, e ore di interrogatorio, di intimidazioni…

La vita di Anna era questo. E lei viveva tutto a testa alta, ricacciando in gola la paura in nome dell’amore per la verità. Le minacce, le percosse, il tentativo di avvelenamento, nulla era riuscito a fermarla. Fino al tragico epilogo. Il suo corpo venne trovato il 7 ottobre 2006 nell’ascensore di casa sua trafitto da 4 proiettili di cui uno alla testa.

Anna si tuffava in prima persona nella notizia se voleva darla, nel fatto fino al collo per raccontarlo. Testimone partecipe, non spettatrice passiva. E di questa forza, di questo coraggio, trasuda il suo stile di scrittura: crudo, autentico e privo di interposizioni personali, ciò che vedeva raccontava.
manifesto-donna-2016-webÈ così che Politkvoskaja rivive in questo spettacolo. Un ritratto privo di retorica, di edulcoranti o trucchi scenico teatrali che inducano alla facile emozione.
Ottavia Piccolo incarna quei valori di libertà e vi si identifica fino in fondo, dando vita a un’Anna Politkvoskaja palpitante e vera. C’è un’arpista al suo fianco: Floraleda Sacchi, le cui melodie accompagnano con dolcezza e profonda sensibilità l’azione scenica, ora sostenendola ora plasmando atmosfere sospese, cariche di urgenza e di tensione, sempre rimanendo entro i confini invisibili del gusto. Le luci sono rigorose, morbide o secche, ma sempre prive di sofisticazioni o elaborazioni eccessive.

“Donna non rieducabile”, in scena oggi a dieci anni dalla sua morte, ci ricorda una figura modello. Uno spettacolo che racconta lo smarrimento, l’angoscia, la dignità e il senso di giustizia di una giornalista esemplare e di una donna spesso indifesa ma sempre, fino alla fine, risoluta e protesa al suo obiettivo. Raccontare la verità, a qualunque costo.

 

 

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