“Io, Daniel Blake”: Ken Loach commuove e (in parte) smentisce se stesso

Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, Prix du Public al Festival di Locarno: non sono i premi che fanno un film, ci mancherebbe. Ma “Io, Daniel Blake” di Ken Loach – nelle sale italiane dal 21 ottobre – è uno di quei film che non può lasciare indifferenti. Il massimo premio della giuria a Cannes e il premio del pubblico di Locarno ben spiegano come questa storia possa arrivare al cuore di qualsiasi spettatore. Un Ken Loach incessantemente concentrato sulla working class del proprio paese, sulle ingiustizie e le umiliazioni che deve attraversare. Eppure, un Loach più compassionevole che arrabbiato, più concentrato sull’individuo (sin dal titolo, con quel primo pronome personale in evidenza) che sulla classe cui appartiene, alle prese con l’algida indifferenza verso il singolo perpetrata dal moloch burocratico statale. Temi che scalderebbero più un liberale libertario che un socialista, a dire il vero.  Certo, c’è anche uno sguardo polemico sulle insidie della modernità (l’informatica che ha invaso la vita quotidiana del cittadino, relegando ai margini le generazioni più vecchie) e su un sistema del lavoro che distribuisce mille ostacoli lungo il percorso che il singolo deve seguire per raggiungere la meta dei propri diritti, e questo è più nelle corde di “Ken il rosso”.

In ogni caso, “Io, Daniel Blake” è un bellissimo film, costruito su una storia lineare e semplice, interpretata con tutta l’anima possibile da due protagonisti eccellenti: Dave Johns nel ruolo di Blake e Hayley Squires in quello di Katie. Il primo  è un falegname 59enne di Newcastle che, per problemi cardiaci, non può più lavorare e necessita, di conseguenza, di un sussidio statale. Per ottenerlo, però, la folle burocrazia britannica prevede che il Nostro debba prima cercare un lavoro e al contempo attendere l’indennità di malattia. Ogni procedimento va svolto per via informatica e on line, con grandi difficoltà da parte di Blake. Durante questa odissea alienante, l’uomo incontra Katie, giovane madre single disoccupata. A poco a poco l’uomo e la giovane stringono un legame di solidarietà, uniti da una profonda sensibilità e dalle difficoltà comuni. É la narrazione del loro aiuto reciproco – soprattutto quello che l’altruista e placido Daniel dà alla ragazza – il senso di questa storia. La battaglia donchisciottesca di Blake nel non farsi schiacciare come individuo da un sistema burocratico alienante e spersonalizzante e la sua mano tesa a una donna che soffre letteralmente la fame insieme ai suoi figli (la scena del barattolo di fagioli al banco di aiuto alimentare strappa veramente il cuore dal petto)  sono qualcosa di commovente e, nella disperazione, ottimista. Loach ci dice che finché ci sono esseri umani capaci di guardare ai propri simili con compassione e empatia, la vita merita di essere vissuta. Dopodiché, una volta andati (e sempre che ce lo meritiamo), si potrà vivere nel ricordo di chi è stato testimone del nostro comportamento.

Ferruccio Gattuso

Io, Daniel Blake
Regia: Ken Loach
Cast: Dave Johns, Briana Shann, Hayley Squires
Distribuzione:  Cinema
Uscita nelle sale:  21 ottobre
Voto: 9/10

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