“Jack Reacher – Punto di non ritorno”: Tom Cruise semina gli ultimi cazzotti

 

Fosse un over 50 della porta accanto, Tom Cruise farebbe il suo porco figurone. Il fisico fa ancora faville, al pianerottolo di casa la comunità di quartiere si metterebbe a fare la fila per chiedere una tazzina di zucchero (e poi chissà). Se però Hollywood ti chiede di essere uno degli ultimi eroi action della tua generazione a dover ancora menar le mani in evoluzioni ginniche improbabili, bé, la sensazione è che nel giro di una stagione, al massimo due, Mister Cruise debba smettere con questo tipo di film. “Jack Reacher – Punto di non ritorno” di Edward Zwick – nelle sale dal 20 ottobre – gli confeziona un’avventura più agevole (più realistici scontri corpo a corpo ben coreografati che capitomboli anti-gravitazionali da supereroe) e lo accomoda in un sequel che sostituisce ai complotti un po’ intricati una semplice cospirazione che intende fregare lui, “ex Maggiore” dell’Esercito Usa (come non si stanca mai di puntualizzare) e una sua parigrado bella come il sole, Susan Turner (Cobie Smulders), che per la prima volta conosce de visu, dopo innumerevoli telefonate tra il professionale e il flirt, proprio quando entrambi finiscono nella cacca.

Turner è stata messa agli arresti con accuse gravissime, e anche Reacher non se la passa bene, inseguito per motivi personali ma anche perché decide di fidarsi di Turner e di difenderla. Nell’ombra, un complotto incistato tra le file dell’Esercito, coinvolgente quei fetentissimi paramilitari che rispondono al nome di contractor. I quali, nella realtà, non sono necessariamente fetenti, ma vorrete mica discutere con le leggi di Hollywood? Bisogna farsene una ragione: nell’epos hollywoodiano i contractor sono necessariamente avidi fascistoidi, Nixon è il paradigma del pessimo presidente, Kennedy è più o meno un santo laico, i Repubblicani si cucinano  bambini a colazione e un infermiere o impiegato statale comprensivo e onesto verso il cittadino contribuente 8 volte su 10 è afroamericano. In ottemperanza della bibbia hollywoodiana politicamente corretta, “Jack Reacher – Punto di non ritorno” serve allo spettatore anche una scena madre “femminista”: il Maggiore Turner, oltre che sontuosamente bella, è un vero soldato, corre da dea, non si spende in smancerie e soprattutto sbandiera una clamorosa incazzatura quando, nel momento clou in cui si devono affrontare i nemici e al contempo custodire una ragazza in pericolo (Samatha, forse chissà figlia dimenticata del nostro eroe, interpretata dalla giovane Danika Yarosh), Jack si prende il primo compito lasciando il secondo alla collega. Lei accetta ma si offende a morte, perché i ruoli avrebbero potuto essere invertiti. D’accordo Maggiore Turner, ma il film si chiama “Jack Reacher”, fossimo stati nella terra di Lara Croft le cose sarebbero andate diversamente, quindi calma e sangue freddo. Da segnalare, infine, lo showdown in New Orleans, ma guarda un po’ proprio quando va in scena il Carnevale, e le strade sono affollate di gente in parata: da 007 in poi, sembra che New Orleans non si goda più un giorno di tranquillità senza carnevali.

Ferruccio Gattuso

Jack Reacher – Punto di non ritorno
Regia: Edward Zwick
Cast: Tom Cruise, Cobie Smulders, Robert Knepper
Distribuzione:  Universal Pictures
Uscita nelle sale:  20 ottobre
Voto: 6,5/10

jackreachernevergoback

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