“Elvira”: a lezione di teatro (e di vita) da Toni Servillo

Avete mai assistito a una sessione di prove teatrali, con un regista che guida gli attori lungo il percorso del ruolo, le intenzioni del personaggio e i valori drammaturgici della pièce? Con ‘Elvira’ avrete la possibilità di farlo.

In Elvire Jouvet 40, Brigitte Jaques trascrisse le Sette lezioni che Louis Jouvet tenne al Conservatoire National d’Art Dramatique di Parigi nel 1940, in cui conduce la sua allieva Claudia, impegnata sulla seconda scena del “Don Giovanni” di Molière. Qui Elvira, in un bellissimo monologo, perdona il suo amante e gli dà il suo addio.

Ci troviamo quindi in platea a fare da spettatori alle prove di uno spettacolo: Toni Servillo interpreta Jouvet che dirige tre allievi attori. Claudia, con entusiasmo e passione, ci prova. Si scontra con il testo, con una tempesta di commenti, di indicazioni registiche e di sentimenti in cui si sente spaesata, all’inizio, ma a cui gradualmente riesce a trovare un senso. Ed è in quella direzione che muove i suoi passi raggiungendo infine una personale solidità, come attrice, come personaggio e come donna.

L’intenzione del regista Jouvet è di costringere l’allieva ad affondare in se stessa e nella propria sfera emotiva, a mettersi in contatto con le proprie emozioni, riconoscendole, rievocandole, e rivivendole liberamente sulla scena. Tante sono le interruzioni del regista che tenta di esprimere il tratteggio emotivo che vede nel personaggio, a cui poco alla volta l’allieva si avvicina. Una trasmissione di saperi generazionale, che può essere trasposta in qualsiasi ambito della vita.

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Le luci sono statiche, severe, nessun commento sonoro. Sulla scena, su e giù tra palcoscenico e platea, Toni Servillo vive e fa vivere le emozioni e le frustrazioni di un regista che cerca di ottenere dagli attori ciò che con la mente vede con nitidezza, sciorinando istruzioni dapprima con un distacco quasi meccanico ma infervorandosi sempre più nella misura in cui l’attrice riesce a far sue queste indicazione e il suo disegno mentale va via via prendendo forma. Dall’altra parte c’è l’attrice Petra Valentini nei panni dell’attrice Claudia, che esprime le difficoltà dell’allieva di Jouvet nel cercare  di far vivere quel monologo di Elvira.

Lo spettacolo funziona, regge abbastanza, e coinvolge (non sempre) lo spettatore. Ma suscita alcune perplessità. Il testo, partendo dal tema teatrale, trascende i confini imposti dalla ribalta raggiungendo lo spettatore, che nella propria vita può trovare le stesse tematiche: disciplina, passione, dedizione e coraggio. Ma occorre una forza, nella resa scenica, che gli consenta di spiccare quel salto e mettersi in contatto con la persona. Una forza che deve scorrere, per sua stessa conformazione, su fili sottilissimi, sul gioco delle sfumature, della gradualità, del moto progressivo calcolato attraverso unità di misura microscopiche. Nello spettacolo di Servillo, questa forza è discontinua e non sempre efficace.

Se lo spettatore è una persona di teatro, che calca palchi di continuo, probabilmente non gli servirà una storia da seguire, si accontenterà di apprendere le lezioni di Jouvet e si sentirà appagato. Ma se, come più spesso accade, lo spettatore ama il teatro e vuole, attraverso di esso, vivere storie, allora la questione si fa più complicata. La storia deve esserci, e andare avanti.

Forse, un difetto riscontrabile è l’arrancare di questo sviluppo, una progressione che affianchi quella temporale. Il cambiamento del regista Jouvet è abbastanza evidente, ma quello dell’attrice Claudia non ne tiene il passo e l’infervorarsi progressivo del regista non si accorda con un movimento emotivo del personaggio comprimario. Difficile impersonare Claudia, poiché l’attrice deve esprimere la sua evoluzione su tre piani diversi: Claudia persona, Claudia attrice ed Elvira.
Se da una parte concorda con l’intenzione del testo teatrale, la scelta di Servillo di servirsi di una “vera” allieva – un’attrice giovanissima e ancora non completamente formata – rappresenta un rischio. Trenta anni fa, quando Giorgio Strehler portò in scena ‘Elvira’, per il personaggio di Claudia scelse Giulia Lazzarini, attrice di comprovato talento e grande esperienza, forse maggiormente a proprio agio nel rendere la complessità del personaggio.

‘Elvira’, in scena al Piccolo Teatro Grassi fino al 18 dicembre, è uno spettacolo austero e godibile, in grado di restituire al teatro la solennità che gli appartiene.

Francesco Montonati

Foto ©Fabio Esposito

 

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