“Animali Notturni”: l’american dream naufraga in acque gelide

Il secondo film di Tom Ford giunge a  ben sette anni dall’apprezzato “A Single Man”. É lo stesso estremo formalismo a plasmare questo dramma/thriller che Tom Ford realizza (come regista, sceneggiatore e produttore) partendo dal romanzo di Austin Wright “Tony & Susan”. “Animali notturni” – in uscita nelle sale il 17 novembre – è un gioco a incastro tra due percorsi narrativi. L’algida e razionale Susan (Amy Adams) fa la gallerista a Los Angeles: nel suo volto, a parte gli evidenti segni del benessere e della solidità economica, non vi è gioia. La sua vita accanto al ricco e piacente manager Hutton (Armie Hammer), spesso in viaggio per affari, si muove entro i contorni di una claustrofobica sterilità emotiva, rinsaldata dalle mura di un ampio e algido appartamento hi-tech. In questo acquario gelido galleggia il matrimonio di  Susan, bella e giovane donna che, in un passato distante diciassette anni, aveva chiuso la propria storia con un primo marito. Lui è Edward (Jake Gyllenhaal), uomo creativo con aspirazioni da scrittore, fragile e impreparato alle doppiezze e al cinismo di un mondo per cui è fondamentale costruire attorno sè certezze e benessere materiali. Praticità e freddezza portano Susan – che non crede alle potenzialità artistiche di Edward – altrove. Ma dopo un tempo così lungo, Edward torna in scena, con un messaggio sul cellulare: l’ex marito vuole sottoporre a Susan il manoscritto di un suo romanzo appena terminato, intitolato “Nocturnal Animals”.

La donna accetta e si tuffa  in un racconto che la sconvolge sin dalle prime pagine: vi si narra la storia di un uomo e della sua famiglia – una moglie e una figlia – finiti nell’imboscata di un gruppo di balordi da qualche parte nel deserto del Texas, in piena notte. Ciò che accadrà in quella solitudine desertica dove nemmeno il cellulare trova connessione vuole essere – nell’intento del racconto ma soprattutto nelle allusioni e nei paralleli che il regista propone sullo schermo, attraverso situazioni, volti e rappresentazioni “pittoriche” che si avvicendano tra la realtà di Susan e la storia del romanzo – un’accusa e, come si vedrà nel melodrammatico e straziante finale, anche un’implacabile vendetta.

La Los Angeles portata sullo schermo da Tom Ford è quella echeggiante, in fondo, anche la sua realtà professionale di creativo coinvolto nel mondo della Moda. Una metropoli algida, indifferente, asciutta e insomma alienante, dove suggestioni lynchiane evidenti si intrecciano a una rappresentazione filmica che paga qualche tributo anche a Hitchcock (le inquadrature incombenti dall’alto sulla protagonista, le più lapalissiane), e dove l’american dream naufraga in acque gelide. Amy Adams è assolutamente superba nella parte e certo ci si aspetta almeno una sua Nomination Oscar, così come non dovrebbero esserne esclusi  Jake Gyllenhaal, nel ruolo di un uomo quasi anacronistico nella realtà del film, e Michael Shannon, di una perfezione assoluta nei panni dello sceriffo Andes  all’interno del romanzo che Susan legge con avidità. Infine, merita citazione Aaron Taylor-Johnson, anch’egli efficace nel carismatico, obliquo ruolo del capo dei balordi che tendono l’imboscata nel deserto.

Sono più d’uno i passaggi memorabili di “Animali notturni”: su tutti, l’incipit sui titoli di testa con una danza disturbante su una colonna sonora ipertrofica, oltre  a due dialoghi brevi ma di un’intensità quasi “solida”, tra Susan e sua madre, interpretata da Laura Linney e, nel romanzo, tra lo sceriffo Andes e il protagonista Tony, che ha sempre il volto di Gyllenhaal. A lasciare un po’ perplessi – per la sua semplicità concettuale – è il tanto elogiato finale, di cui ovviamente non diremo nulla se non a proposito del suo tocco melò sopra le righe (rinforzato, anche in questo caso, da una colonna sonora musicale eccessiva). Da vedere.

Ferruccio Gattuso

Animali notturni
Regia: Tom Ford
Cast: Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon
Distribuzione: Universal Pictures
Uscita nelle sale:  17 novembre
Voto: 7,5/10

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