“La verità negata”: un tema difficile trattato (e in parte eluso) in modo troppo convenzionale

Mick Jackson parla più con le sue sceneggiature (“The Hours”, “The Reader”) che con i suoi film da regista (“Pazzi a Beverly Hills” e il terrificante, mai troppo sminuito “Guardia del corpo”). Per “La verità negata” – nelle sale dal 17 novembre –  il cineasta britannico torna sul tema dell’Olocausto, che aveva già trattato (ottimamente) in “The Reader”: anche in questo caso, Jackson si muove sul filo dell’esperienza individuale e del rito giuridico collettivo nell’aula processuale.

La storia è quella, vera, del confronto tra  Deborah Lipstadt (Rachel Weisz), professoressa di studi ebraici moderni e dell’Olocausto all’Emory University di Atlanta e il celebre, diciamo pure famigerato, studioso David Irving (Timothy Spall), capofila di quel filone pseudo-storico che risponde al nome di Negazionismo. La negazione, cioè, dell’Olocausto. Le teorie di Irving sono note: il numero degli ebrei uccisi dal nazismo sarebbe considerevolmente inferiore agli ufficiali sei milioni e, soprattutto, il massacro sistematico non sarebbe avvenuto ricorrendo alle camere a gas. Si tratterebbe di normali decessi conseguenti alla vita in prigionia in campi di concentramento. Insomma, una follia. Quando la professoressa Lipstadt viene chiamata a cimentarsi con le teorie di Irving, il suo commento è prevedibile: il sedicente storico è un antisemita, un “bugiardo e falsificatore della Storia”. Irving, che intende difendersi da un’accusa capace di minare lo status che pensa di meritare, quello dello “storico”, chiama in causa Lipstadt. Curiosa peculiarità del sistema giuridico britannico: chi viene accusato deve sostenere l’onere della prova. E così, la giovane professoressa  – nel celebre caso “Irving contro Penguin Books” – dovrà difendersi dall’accusa di diffamazione nei confronti dello studioso britannico.

Il tema al centro de “La verità negata” è comprensibilmente scottante e, nonostante sia ben chiaro dove stia la ragione e dove il torto, tutt’altro che semplice. Perché se si tratta di definire dove risieda la verità, i dubbi non esistono. Prove documentali, fotografiche, materiali, testimonianze incrociate dei sopravvissuti dicono a tutti gli effetti che l’Olocausto è una barbarie realmente avvenuta, nei termini e nelle cifre comunemente accettati. Il problema sorge quando si maneggia il molto più scivoloso tema della libertà di parola: e su questo fronte il film di Mick Jackson si rivela elusivo. Non basta sostenere, come fa la professoressa Lipstadt, di essere “contro la libertà di dire bugie”, perché – al di là dell’Olocausto – ci sono altri terreni di dibattito o persino di duro scontro scientifico e storico per cui la libertà di parola, di sostenere teorie anche fastidiose e urticanti (magari destinate ad essere smentite ma che vengono sostenute in buona fede) deve assolutamente avere cittadinanza. Il senso più profondo della Storia, dello studio della Storia, è il revisionismo, inteso come continua analisi dei fatti storici avvenuti, riconsiderati, riesaminati alla luce di nuove carte o di una nuova prospettiva. Ecco perché il processo “Irving contro Penguin Books” fu, almeno per chi scrive, un’arma a doppio taglio: positivamente distrusse la reputazione di un ciarlatano come David Irving, ma al contempo – in negativo – creò il precedente per cui lui, come altri, potessero essere puniti legalmente solo per l’enunciazione di opinioni. Difatti David Irving fu, sempre ad avviso di chi qui scrive, scandalosamente incarcerato in Austria per le sue tesi negazioniste. Che poi, dal carcere, ritrattò.

Al netto di questa considerazione, in “La verità negata” la disfida tra Lipstadt e Irving avviene in modo narrativamente convenzionale, asciutto (e questo è un pregio) ma intellettualmente banale. Convincente Rachel Weisz nel ruolo della professoressa riservata, tutt’altro che felice di gettarsi in una simile tenzone ad alto tasso mediatico, ma determinata a far vincere la verità; altrettanto convincente Timothy Spall nel ruolo di Irving, così come due altri assi nel cast sono Andrew Scott e Tom Wilkinson nel ruolo degli avvocati che difendono Lipstadt. Da vedere, se possibile, in lingua originale.

Ferruccio Gattuso

La verità negata
Regia: Mick Jackson
Cast: Rachel Weisz, Timothy Spall, Tom Wilkinson
Distribuzione: Cinema
Uscita nelle sale:  17 novembre
Voto: 6/10

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