“Snowden”: un patriota ‘alla Stone’ contro il Grande Fratello

https://youtu.be/XSZrfDI8oSg

 

Oliver Stone è elastico come il suo cognome. Vale a dire, non si muove di un millimetro nelle proprie ossessioni. Se poi la realtà conferma qualcuna delle sue ossessioni, il Grande Cavaliere del Complotto si sente a tal punto spiazzato, da alzare la voce ma non troppo, e anzi addomesticare la medesima in una tenzone di verbosi e assopiti (e assopenti) dialoghi. Forse perché la storia è saputa e risaputa (oltre che sui media, grazie al documentario “Citizenfour” di Laura Poitras), forse perché ad alcune sterzate della storia di questo “Snowden”, nelle sale dal 24 novembre, nemmeno lui, Mister Stone, ci crede fino in fondo.

A scanso di equivoci: la storia dell’intercettazione a pioggia ordita dai servizi segreti americani su intere nazioni, su governi alleati e nemici, ma anche – potenzialmente – su cittadini qualunque, è dannatamente vera. Dunque, vergogna Washington vergogna, e lo diciamo solo con un pizzico di ironia. Che è poi l’ingrediente utile a dirci e a dirvi: ma che hanno fatto, e stanno facendo, di diverso gli altri governi, soprattutto la Russia che, nel film di Stone, passa per l’oasi capace di dare asilo di libertà al traditore fuggitivo Snowden, ex informatico Cia e Nsa, ex patriota aspirante soldato riformato per un brutto infortunio alle gambe, decisosi a far sapere al mondo, attraverso il Web, il gioco sporco degli Usa?

Ma Stone è così: lui si inalbera quando un buon patriota viene deluso negli ideali, esattamente come fece il suo Marine Tom Cruise in “Nato il 4 Luglio” dopo essere partito per la guerra del Vietnam. Insomma, il peggior governo sul pianeta, nelle ossessioni di Oliver Stone, è sempre e comunque quello americano. Anche se nello Studio Ovale è accomodato il “liberal” Barack Obama. Se il Nostro dedicasse le sue energie a smascherare tutte le ipocrisie governative senza colore politico e di regime, potremmo credere alla sua buona fede: il problema è che si tratta dello stesso Stone che si sdilinquisce in genuflessioni (ce n’è una anche in questo film, la sua velocità di esecuzione sullo schermo non impedisce che la si riconosca come patetica) per caudillos col tic del Grande Fratello in salsa latina, come Fidel e Raul Castro, o Chavez.

Venendo a “Snowden”, Stone serve allo spettatore tutto il suo ottimo mestiere con, per l’appunto, un po’ meno di rabbia e un po’ più di noia. Forse perché ormai, sulla Rete, i complottisti lo hanno superato in ossessività e, come si dice, gli danno la paga.  Si affida a un Joseph Gordon-Levitt forse al suo massimo: strepitoso nel calarsi nei tic, nella gestualità, nella parlata del vero Ed Snowden. Gli affianca, nel ruolo della fidanzata Lindsay, una pur sempre brava  Shailene Woodley, e correda il cast di ottimi attori come Tom Wilkinson e Melissa Leo in ruoli di contorno, peraltro fondamentali. A troneggiare nel ruolo del “padre da uccidere” (freudianamente parlando) Stone sceglie con grande intuito un Rhys Ifans mai così inquietante: è lui il superiore CIA di Snowden, Corbin O’Brian, colui che – con la scusa del “patriottismo” – fa entrare nel gioco sporco il nostro eroe.  Poi, certo, c’è anche Nicolas Cage nei panni di un ex agente segreto informatico deluso ma rassegnatosi al silenzio, ma non abbiamo abbastanza coraggio per definirlo un bravo attore.

Il film di Stone ha una sua ragione di essere come racconto ammonitorio: la tecnologia e la Rete hanno fatto strame della nostra privacy, e quando manca la privacy manca la libertà perché tutti noi, ma proprio tutti, se calati in un disegno strumentale e funzionale a un grande potere, potremmo avere qualcosa da nascondere. Saremmo, dunque, ricattabili. Di conseguenza, manipolabili. Viene così a cadere l’elementare obiezione “ma se non hai nulla da nascondere, non hai nulla da temere”.

Ferruccio Gattuso

Snowden
Regia: Oliver Stone
Cast: Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Nicolas Cage
Distribuzione: Bim Distribuzione
Uscita nelle sale:  24 novembre
Voto: 6,5/10

ensemble

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