“Shut In”: Naomi Watts in un thriller più che inutile

 

Non si riesce a capire su quale tipo di pubblico possa esercitare un qualche appeal un thriller come “Shut In”, in arrivo nelle sale dal 7 dicembre. Il film doveva uscire il 30 dicembre: la sensazione è che, come Don Abbondio che accelera il passo per incontrare prima possibile i Bravi che lo aspettano in fondo al bivio, i distributori di questo pallido e più che inutile “film de paura” non vedano l’ora di levarsi il dente. In ogni caso, chi non mastica horror e thriller al cospetto di un titolo del genere non si presenta certo; chi invece colleziona brividi in sala, di fronte alla parata di “l’avevo già visto” non potrà che sbadigliare e chiedersi perché l’unica scena di reale pathos dell’intera pellicola è quando la graziosa protagonista è presa da conati di vomito, completamente nuda accovacciata sulla tazza di un cesso. In un certo senso si entra in empatia con la poveretta, figurandosi in qualche modo una sorta di metafora del momento in cui la signora  – due volte candidata all’Oscar – deve aver letto la sceneggiatura del film.

Naomi Watts è dunque Mary Portman, psicologa infantile che, per qualche insana ragione, vive in un luogo lontano dalla civiltà, sommerso dalla neve e congelato dal freddo più fetente. Non solo: dimenticandosi, e cercandoci di far dimenticare, che gli Stati Uniti appartengono senza alcun dubbio al cosiddetto Primo Mondo, la bella dottoressa si ritrova in cucina addirittura un fornello che va a legna. Tutto molto romantico e old style, ma il risultato è che la Nostra fa avanti e indietro dal giardino per andare a prendere la legna (che prende in due o tre ciocchi pronti a durare un nulla). Perchè Mary non si sposta da quel luogo dimenticato da Dio e dagli uomini e si trasferisce dove il barometro e il termometro sono meno bastardi? Vai a capirlo. Certo è che avere un figliastro teenager sulla sedia a rotelle, reso catatonico a causa di un grave incidente automobilistico (di cui non vi spiegheremo nulla sennò caleremmo la ghigliottina persino sul flashback che fa da cornice agli eventi) , non aiuta. La signora si alza, fa alzare lui, prepara la colazione e insomma ha una serie di riti quotidiani da svolgere. Dopodiché inizia la giornata di lavoro: mamme di bimbi problematici vengono al suo capezzale speranzose di risolvere i propri problemi. Un giorno un suo piccolo paziente piomba a casa in modo inaspettato, dopodiché sparisce: è un bimbo sordo che, mentre Mary lo accudiva in attesa che venissero i genitori a riprenderselo, scompare nei boschi nel circondario. A questo punto, strani segnali inquietanti cominciano ad accadere in casa. Il collega e amico di Mary, il dottor Wilson (Oliver Platt) nei contatti via Skype le dice di stare calma e di non stressarsi. Poi però sullo schermo nota qualcosa. E ovviamente ci fermiamo qui.

La cosa più stupefacente da segnalare è che la sceneggiatrice Christina Hodson ha affermato: “volevo ribaltare i capisaldi di questo genere”. I realizzatori di “Shut In” accennano anche a un supposto “finale inaspettato e agghiacciante”. Sinceramente di agghiacciante in questo thriller c’è solo il clima, e i capisaldi del genere non solo vengono mantenuti: vengono venduti in occasione paghi due prendi tre alla sagra della prevedibilità. E se tra un passaggio e l’altro della storia vi sembrerà di essere finiti in uno “Shining” in saldo, in un “Misery deve morire” dimenticato sul fornello o in un Hitchcock con la carie, bé, la sensazione è giusta.

Ferruccio Gattuso

Shut In
Regia: Farren Blackburn
Cast: Naomi Watts, Oliver Platt, Charlie Heaton
Distribuzione: Notorious Pictures
Uscita nelle sale:  7 dicembre
Voto: 2/10

shutin_us

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