“Free State Of Jones”: Matthew McConaughey ribelle e antirazzista per “logica” nella Guerra Civile americana

Cominciamo col dire che “Free State of Jones” di Gary Ross – nelle sale italiane dall’1 dicembre – in America è stato un flop. Qualcosa di insolito per il regista della saga blockbuster “Hunger Games”. Il tema affrontato nel film (ispirato a fatti realmente accaduti) risulta ancora urticante per molti, soprattutto negli stati del Sud. Questa pellicola, seppur non immune da difetti, non giustifica però un insuccesso così netto: da un budget di 50 milioni di dollari, “Free State of Jones” ha ricavato in patria più o meno la metà. Per quel che può valere il nostro giudizio, rispetto al premiatissimo e incensato “12 anni schiavo”, il film di Gary Ross si rivela più asciutto, meno patinato e soprattutto meno “organico” (al clima obamiano, intendiamo) di quello di Steve McQueen. Ecco perché ci sembra di intuire che la storia del primo abbia potuto scomodare le coscienze molto di più rispetto al secondo.

Tra l’altro, si registra per “Free State of Jones” un pregevole Matthew McConaughey, calato con grande intensità nel ruolo del contadino e soldato sudista del Mississippi Newton Knight che, nel cuore dello scontro più sanguinoso della Guerra Civile americana, riportando il cadavere di un giovane parente ucciso in battaglia, decide di restare a casa, disertare e difendere la propria terra. Una terra minacciata non dai nordisti, ma dallo stesso esercito confederato che, come accade spesso nelle guerre, sequestra cibo e averi alla sua stessa gente, per finanziarsi e sostentarsi. Un’ingiustizia, questa, alla quale Knight si ribella formando in modo spontaneo e involontario, una comunità interrazziale formata da agricoltori e ex schiavi neri esasperati, arroccatasi nel cuore più inospitale di una palude. Da questa foresta sull’acqua – embrione di ciò che diventerà il “libero stato della contea di Jones”  –  Knight si trasforma in un leader e in una sorta di Robin Hood che assalta i soldati sudisti carichi di averi depredati. Ovviamente, l’esercito confederato cercherà di stanare Knight e i suoi. La storia nel passato della Guerra Civile si collega a flashforward ambientati nel 1948, quando un discendente del protagonista, tale Davis Knight (Brian Lee Farnklin), deve sostenere un processo in quanto ha sposato una donna bianca, pur avendo un ottavo di sangue nero. Come racconta il film, infatti, Newt Knight aveva avuto come seconda compagna di vita l’ex schiava nera Rachel (Gugu Mbatha-Raw). La relazione  tra questi due passati permette chiaramente allo spettatore di riflettere su come, a un secolo di distanza dalla Guerra Civile e dalla ufficiale fine della schiavitù, la segregazione razziale fosse rimasta la ferita più incancrenita della società americana.

A tradire in un qualche modo l’eccezionalità di una storia così particolare, e che meritava senza dubbio di finire sullo schermo, è l’esposizione narrativa piuttosto sonnolenta e ripetitiva del film. Newton Knight ci appare, spesso e volentieri, come una sorta di Cristo laico, sofferente ed eroico nel caricare sulle proprie spalle l’orrore e le ingiustizie subite dalla povera gente del Mississippi, bianca  come nera. Non sembra esserci una vera volontà (o capacità?), da parte di Ross, di produrre sfumature caratteriali nei personaggi, i quali faticano a uscire da un ruolo troppo elementare (il condottiero buono, gli sgherri confederati cattivi, soprattutto i graduati). Infine, la durata del film, con i suoi 130 e passa minuti, non sembra in grado di spiegare ogni risvolto di una storia molto più complessa di come appare sullo schermo. Qualcosa di prezioso, comunque, raggiunge lo spettatore: la vicenda narrata è innanzitutto una parabola di ribellione, più che di antirazzismo: come a dire che il senso di giustizia e di rispetto per sè stessi come uomini porta come logica conseguenza all’antirazzismo. A ciò si aggiunga il sentimento tipicamente americano dell’individuo e della comunità che hanno tutto il diritto a prendere le armi quando lo Stato si fa oppressivo. Uno dei motivi per cui il diritto a detenere armi è sentito da molti americani come inalienabile.

Ferruccio Gattuso

Free State Of Jones
Regia: Gary Ross
Cast: Matthew McConaughey, Gugu Mbatha-raw, Mahershala Ali
Distribuzione: 01 Distribution
Uscita nelle sale:  1 dicembre
Voto: 7/10

thefreestateofjones

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