“Captain Fantastic”: l’utopia totalitaria di un padre tutt’altro che fantastico

Cos’abbia di “fantastico” il pater familias antimoderno di “Captain Fantastic” non si sa. Anzi, ce lo si chiede con progressiva forza man mano che i minuti del film di Matt Ross nelle sale dal 7 dicembre – procedono verso un epilogo malinconico. Ben (interpretato da un’eccellente Viggo Mortensen) ha cresciuto la sua numerosa famiglia lontano dal consumismo, dalla tv, dai videogame, dal cibo da supermercato, dai metodi fallimentari della scuola americana, insomma lontano dall’american way of life. Ben conscio di cosa sia deleterio nella modernità che ha plasmato il suo Paese, pensa che le scelte in positivo, su cosa fare oltre che non fare, possano essere  di altrettanto successo. Così, la famiglia Cash vive nelle foreste degli States nord-occidentali, procurandosi cibo con la caccia, scaldandosi a fuoco generato in modo naturale, lavandosi nel fiume, allenandosi da perfetti atleti e accompagnando questa formazione fisica con una formazione intellettuale ed estetica approfondita. I sei figli Cash spaziano da Marx a Platone, ascoltano musica colta, parlano diverse lingue incluso l’esperanto, festeggiano il Noam Chomsky Day al posto del Natale, in definitiva si abbeverano ai classici più classici dell’Utopia senza troppo riflettere sull’etimologia della parola. A dar loro una spiegazione pratica e drammatica di come l’Utopia sia un non luogo in Terra penserà la vita stessa. Quando la moglie di Ben, Leslie (Trin Miller), muore in ospedale, i Cash sono costretti ad abbandonare la foresta per andare a recuperare il suo corpo. Per bruciarlo e spargerne le ceneri, come chiedeva lei stessa, e per impedire che i genitori tradizionalisti celebrino in suo onore un funerale cristiano con debita sepoltura. Ma il suocero di Ben, Jack (Frank Langella), è un osso duro.

Il viaggio che porterà i Cash, a bordo di un camper, sulle strade della modernità sarà anche un viaggio esistenziale che li confronterà con la realtà. Una bella lezione per un uomo intimamente totalitario e, come tutti i totalitari, incapace di comprendere la complessità della vita. Pronto – in nome di  una libertà teorica (da mali in parte evidenti) – a costruirsi una prigione di altrettante regole, costruendo da novello Pol Pot una comunità fuori dal tempo e, per esistere, costretta a rintanarsi in una foresta. La narrazione di Matt Ross (che da giovane visse in una comune californiana, e dunque in parte sa di cosa parla) è delicata e tutt’altro che manichea, e con questo intelligente equilibrio l’attore/regista porta lo spettatore alla lezione finale, che è poi un compromesso. La consapevolezza che il Paradiso in Terra non può esistere, e che quando il potere (qualsiasi potere) ha cercato di realizzarlo – basti pensare al comunismo, al nazismo e alle varie teocrazie – il risultato è stato, semplicemente, il suo opposto: l’Inferno in terra.

Captain Fantastic
Regia: Matt Ross
Cast: Viggo Mortensen, George MacKay, Samantha Isler
Distribuzione: Good Films
Uscita nelle sale:  7 dicembre
Voto: 7/10

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