“Beata Ignoranza”: una commedia connessa e disconnessa vive sulla coppia Giallini/Gassmann

Massimiliano Bruno non è autore e regista in cima alle nostre preferenze, eppure il suo ultimo film “Beata ignoranza” (in uscita nelle sale il 23 febbraio), forse perché non cerca di alzare l’asticella dell’impegno (con conseguente presunzione), ci ha in qualche modo convinto. Non abbiamo amato “Gli ultimi saranno gli ultimi” (molto meglio la piéce teatrale), né “Confusi e felici”, ci hanno profondamente irritato la saccenza e i “teoremi” di “Viva l’Italia”.

Con “Beata ignoranza”, invece, il marchingegno gira per due buoni motivi: non l’idea di base  – predisposizione o meno alla connessione nonché dramma dell’incomunicabilità nell’era dell’iper-connessione sono un’assoluta barba, soprattutto se vengono affrontati con i toni della fiction da prima serata – quanto le battute che costellano la storia e le due bocche principali che le lanciano, con maestria (Marco Giallini) e con natrualezza (Alessandro Gassmann). Insomma, i due contendenti in campo reggono molto bene la baracca, e divertono assai. Il merito dunque va allo stesso Bruno e ai due co-sceneggiatori Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi.

Ernesto (Giallini) è un professore di italiano di liceo, Filippo (Gassmann) è un professore di matematica. Nella stessa scuola. Parole contro cifre? Macché. La sfida è “filosofica”  e, in aggiunta, nasconde sommersi rancori di natura sentimentale. Ernesto è il serio, l’antico che non ha nemmeno il computer in casa, non ha un profilo su Facebook, non chatta, non ha lo smart-phone, e vive bene così. Filippo è l’opposto: fa studiare i suoi ragazzi con lo smart-phone, è sempre connesso, fa i selfie, ha 5.000 follower sui social network e, soprattutto, è un bel cinquantenne superficiale con la sindrome di Peter Pan, che si porta a letto ragazze e donne di ogni tipo, anche con un pizzico di cinismo. Nel passato di Ernesto e Filippo, una sanguinosa ferita: Ernesto era sposato con Marianna (Carolina Crescentini), da cui ha  avuto Nina (Teresa Romagnoli), ma quando quest’ultima compie quindici anni, a Ernesto tocca scoprire qualcosa di “antipatico”. Che coinvolge Filippo, l’eterno sciupafemmine.

La possibilità di riconciliazione tra i due uomini avviene quando Nina decide di fare un documentario sulla dipendenza da web-connessione: l’esperimento è semplice, Ernesto deve connettersi in ogni modo, chattare, darsi un “profilo” per due mesi, mentre Filippo deve disintossicarsi completamente per altrettanto tempo. Alla fine dell’esperimento si tireranno le somme, e guarda mai che rancori e ferite famigliari si possano ricomporre. Nella tenzone viene coinvolta anche una graziosa professoressa, Margherita (Valeria Bilello).

Ad aggiungersi alle battute fulminanti dei due protagonisti (i caratteristi invece non vanno oltre il minimo sindacale da fiction televisiva) vi sono alcune riflessioni “filosofiche” sul tema della iper-connessione  scandite  direttamente in camera da alcuni personaggi minori (evidentemente commenti del documentario realizzato da Nina): ne conserviamo un paio, semplici ma vere e cioè (la prima) sul web e nei social “l’Inutile ha colmato il Vuoto e si è reso Necessario”. Parole sante. Anche se il film non è un mero attacco alla connessione: dipende – questa la morale – da come la si usa perché (ecco servita la seconda citazione) “nemmeno l’inventore del cuscino avrebbe potuto immaginare che questo potesse diventare una delle prime armi di omicidio per soffocamento della storia dell’umanità”.

La scelta iniziale di Bruno è quella del meta-racconto elementare, che carsicamente emerge nella fase di presentazione dei personaggi e del loro vissuto: i protagonisti si rivolgono in camera e spiegano al pubblico il motivo del loro dissidio. Grazie al cielo, questa irritante soluzione alla “Dylan Dog” (per citare un titolo fumettistico pop ben conosciuto) evapora con il procedere nel cuore della storia.

Beata ignoranza
Regia: Massimiliano Bruno
Cast:   Marco Giallini, Alessandro Gassman, Valeria Bilello
Distribuzione: 01 Distribution
Uscita nelle sale:  23 febbraio
Voto: 6,5/10

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