“Lasciati andare”: Toni Servillo si lascia andare alla commedia e (almeno lui) vince

 

Lui, Toni Servillo, è stato chiaro: “Anche se in teatro di commedia ne ho fatta parecchia, basti pensare a Eduardo, da tempo pensavo a misurarmi con la commedia al cinema: ho fatto girare la voce nell’ambiente e ho aspettato l’occasione buona”. L’occasione buona era la sceneggiatura scritta dal regista Francesco Amato insieme a Francesco Bruni e Davide Lantieri, alla base di “Lasciati andare”, nelle sale dal 13 aprile. Una piccola scommessa, questo prodotto dalle ambizioni vagamente internazionali (difatti è stata venduto dalla casa di produzione Cattleya in Usa, Francia, Canada, Israele e Taiwan), che vede il mattatore Servillo calato in un ruolo finalmente e tout court leggero. L’attore napoletano è Elia Venezia, psicanalista romano di origini ebraiche il cui studio è collocato nel ghetto della Capitale (belli gli scorci scelti da Amato): goloso di dolciumi e del tutto inadatto all’attività sportiva, lo specialista della psiche  – tipo riservato e argutamente ironico – accetta di affidarsi a una giovane e bella personal trainer spagnola, Claudia (Verònica Echegui), per recuperare la forma. Claudia è decisamente diversa da lui: vulcanica e naturalmente predisposta a cacciarsi in relazioni sentimentali con coatti (come il galeotto Ettore, interpretato da un Luca Marinelli pericolosamente condannato a ruoli di questo tipo: speriamo che il conformismo miope del cinema italiano non vinca la partita con il suo grande talento). Eppure, guarda un po’, dopo le scintille iniziali, la relazione e disfida tra Psiche e Corpo (che è anche uno scontro del tutto “filosofico” tra egoismo di lui e superificialità di lei) produce un percorso di “cura” reciproco. Elia – che intende riconquistare l’ex moglie Giovanna (Claudia Signoris) di cui è ancora innamorato  – perde i chili di troppo, mentre Claudia riordina la propria vita. Nel mezzo, un tessuto di diverse comicità che corrono parallele: l’ironia sapida e sofisticata di Elia, venata di umorismo ebraico “alla Woody Allen”, e la comicità più terrena e romanesca dei personaggi di contorno, a cominciare dai coatti coinvolti, un direttore di palestra (Pietro Sermonti) e il già citato Ettore. Infine, merita citazione Giacomo Poretti nel ruolo di un antipatico ingegnere paziente di Elia (una delle due “G” del trio comico Aldo Giovanni & Giacomo sembra quello più deciso a spiccare il volo in solitaria dopo gli inciampi cinematografici della premiata ditta della risata).

É praticamente tutto qui, ma non è poco se si considera la media delle commedie italiane in questa stagione di delusioni cinematografiche tricolori. Francesco Amato alla presentazione del film a Milano ha dichiarato  – con non poco ardimento e un pizzico di presunzione che, a nostro avviso, non è riuscito a mascherare dietro una modestia dovuta – di essersi ispirato a grandi della commedia anglosassone come Billy Wilder e Ernst Lubitsch, come ovviamente a Woody Allen e come, last but not least, a Groucho Marx. Ovviamente, “Lasciati andare” dovrebbe baciarsi i gomiti per raggiungere anche soloin parte il livello di questi giganti. Ma è già un fatto che si aspiri a una commedia che non sia sbracata e che possa, soprattutto, coinvolgere un fuoriclasse del calibro di Toni Servillo. Tra le cose migliori del film, i suoi duetti con la bravissima Carla Signoris, il cui personaggio regala sfumature vivaddio non occasionali e la cui eleganza non le fa perdere nemmeno per un attimo il confronto con la più giovane e bella spagnola Echegui.

“Lasciati andare” non è uno di quei film che resta impresso nella memoria, ciò nonostante ha la preziosa capacità, soprattutto attraverso il dolce suono del “flauto magico” Servillo, di conudrci fino alla fine senza nemmeno uno sbadiglio.

Lasciati andare
Regia: Francesco Amato
Cast:  Toni Servillo, Verònica Echegui, Carla Signoris
Distribuzione:  01 Distribution
Uscita nelle sale:  13 aprile
Voto: 6,5/10

 

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