“Mal di pietre”: Marion Cotillard sorregge da sola un melò a doppio taglio

Ci sono due vie più o meno ovvie per sorreggere il peso “ingannatore” di un melò: una storia perfetta ed equilibrata tra romanticismo e sentimentalismo, oppure interpreti di assoluta bravura. La stagione che sta chiudendosi ha già sfornato, nel genere melò, tre titoli tutt’altro che riusciti: “La luce sugli oceani” di Derek Cianfrance, con Michael Fassbender, Alicia Wikander e Rachel Weisz,  “Il segreto” di Jim Sheridan, con Rooney Mara, Vanessa Redgrave e Eric Bana, infine “Rosso Istanbul” di Ferzan Ozpetek. Il primo, passabile solo a tratti grazie al protagonista maschile; il secondo, assolutamente terrificante: un naufragio di melensaggini alle quali non possono rimediare due attrici di valore come la giovane Rooney Mara e la veterana Vanessa Redgrave. Decisamente meglio è invece questo “Mal di pietre” di Nicole Garcia – nelle sale dal 13 aprile – tratto dal romanzo omonimo di Milena Agus (Edizioni Nottetempo).

Il merito di una discreta riuscita del film va alla straordinaria bravura della protagonista Marion Cotillard che – come aveva fatto in un altro melò di qualche anno fa, “C’era una volta a New York” di James Gray– plasma con intensità, sangue e verità  il proprio personaggio, trascinando con sé, si può dire ipnotizzato, lo spettatore. La giovane e sensuale Gabrielle è, suo malgrado ma non troppo, l’oggetto del desiderio in un piccolo villaggio francese nei primi anni Cinquanta. Gli uomini le piantano gli occhi addosso, la desiderano e se la contendono almeno a parole. Le donne oscillano tra l’invidia e il timore: Gabrielle turba gli equilibri e la pace della comunità, complice anche una passione non corrisposta per un insegnante della zona. Così, la severa madre della ragazza opta per una radicale soluzione del problema: spingere la figlia a sposare un contadino spagnolo di nome José (Alex Brendemühl), lì residente. Un matrimonio senza amore? Solo da una parte, perché lui è abbagliato dalla bellezza di lei, e già sente di amarla. Gabrielle, di suo, è dura e onesta: “ti sposo ma non ti amo, e mai farò sesso con te, vai pure con altre donne”, questo più o meno il senso del messaggio. Quando le viene diagnosticato il “mal di pietre”, vale a dire i calcoli, Gabrielle viene spedita in una clinica svizzera per essere curata e lì incontra André (Louis Garrel), un reduce della guerra d’Indocina, gravemente indebolito dalla perdita di un rene. Tra i due si crea un certo legame, che porta Gabrielle a una passione violenta. Il giovane prima viene trasferito dall’ospedale, poi ritorna. E quando Gabrielle dovrà tornare a casa, decide di affidare a incessanti missive la sua devozione per lui. André, però, non risponde ad alcuna di queste lettere. Cosa è successo?

“Mal di pietre”  – presentato al Festival di Cannes 2016 – racconta la violenza della passione, la feroce determinazione alla vita di una ragazza costretta da una società bigotta, ma anche le insidie che una malattia – ben più inafferrabile dei calcoli diagnosticati alla protagonista – possono portare ai sogni e alle illusioni delle persone. Infine, racconta il silenzioso sentimento di amore incondizionato di un uomo che, prima ancora che la donna amata, ne rispetta il diritto a sognare. Un melò dall’epilogo “armonico” il film di Nicole Garcia, che però la regista del più riuscito “L’avversario” non riesce a corredare di intuizioni narrative e di una firma autoriale particolare. Una scena sola – quella di José e Gabrielle che lottano silenziosamente nell’acqua del mare – resta impressa nella memoria. Poi, ovviamente, ci sono i primi piani di lucente intensità  sulla protagonista.

Mal di pietre
Regia: Nicole Garcia
Cast:  Marion Cotillard,  Alex Brendemühl,  Louis Garrel
Distribuzione:  Good Films
Uscita nelle sale:  13 aprile
Voto: 6,5/10

maldepierres

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *