“Song To Song”: Terrence Malick ormai è prigioniero di sé stesso (e forse ci prende in giro)

Terrence Malick è diventato insopportabile. Perché si ripete, in stile e contenuto. Perché non offre, e questo è ancora peggio, nessuna riflessione di autentico spessore nei suoi film interminabili. Perché i suoi film interminabili sembrano ancora più lunghi a causa della sua scelta stilistica post-Tree of Life, una sinfonia di impeccabili sequenze da vedere, bellissime e struggenti per fotografia e senso pittorico, ma catastroficamente evanescenti, nulle e – ci viene il sospetto – provocatorie nel loro senso. Terrence Malick, diciamolo, forse ci sta prendendo in giro. Con “Song To Song” – nelle sale dal 10 maggio – il regista texano riesce a fare peggio di “Knight Of Cups” e a bissare lo strazio di “To The Wonder”. Voglia il cielo che dal prossimo film il Nostro (sempre più Loro) cambi rotta perché la tentazione, fortissima, è di tenersi alla larga dai suoi film come da una visita dal dentista.

“Song To Song” vuole essere la storia di un triangolo amoroso, intessuto tra tre personaggi interpretati da Ryan Gosling, Rooney Mara e Michael Fassbender. I primi due musicisti in cerca di auto-realizzazione artistica e discografica, il terzo un potente e ricco manager dell’industria musicale. Nella cornice del celebre festival SXSW di Austin, Texas – affollato di artisti che, nel ruolo di sé stessi, partecipano al film: valgano per tutti Patti Smith e Red Hot Chili Peppers – BV (Gosling) e Faye (Mara) fanno coppia fissa, ma Faye, affascinata dal diabolico Cook (Fassbender) e, più prosaicamente, decisa a trarre vantaggi professionali dalla sua frequentazione, mantiene con lui una relazione segreta. Cook è cinico, ha il potere di corrompere ogni cosa che tocca, prende ciò che gli serve dagli altri senza dare nulla di sé. In più, ha le sue personali perversioni erotiche nelle quali finisce per coinvolgere, oltre a Faye, sua moglie Rhonda (Natalie Portman), una cameriera da tavola calda conquistata a colpi di giri in Ferrari. Questo circo di segreti, pulsioni e interessi porterà all’esplosione della coppia BV/Faye. Con una banale ricomposizione “bucolica” finale.

Tutto ciò potrebbe essere il risultato di una trama, che però il pubblico non vede mai come la risultante di una messa in scena, bensì è il sunto di ciò che le estenuanti voci fuori campo  – inesorabilmente sussurrate – raccontano, snocciolando pillole di filosofia spicciola e di pseudo-poetica d’accatto. Non c’è uno spessore filosofico e emotivo in “Song To Song”, tutto scorre in un fiume estetico e algido, dove i protagonisti si sfiorano e osservano e si cibano di silenzi. E di un monumentale cazzeggio di gesti e sguardi che è l’esatto contrario della massima del buon vecchio Alfred Hitchcock: se per il Mago del Brivido il cinema era “la vita senza le parti noiose”, per Malick il cinema, questo suo ultimo insopportabile cinema, finisce per essere la raccolta delle parti noiose, dello stand by degli umani tra un evento e un altro, tra un fatto e un altro. Malick ci regala (si fa per dire) le pause di ciò che conta e che segna la nostra esistenza. Illudendoci di condire di contenuto queste pause. Ma nelle scene a ripetizione in cui Ryan Gosling e Michael Fassbender (e non solo loro, c’è pure una liason lesbica di mezzo) restano ipnotizzati dal pancino piatto di Rooney Mara non c’è veramente null’altro che due begli attori che massaggiano il ventre di una bellissima attrice. Sinceramente, basta.

Song To Song
Regia: Terrence Malick
Cast:  Ryan Gosling, Rooney Mara, Michael Fassbender
Distribuzione: Lucky Red
Uscita nelle sale:  10 maggio
Voto: 2/10

songtosong

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