“Glory”: un eroe per caso (e per sfortuna) nella Bulgaria di oggi

 

Un dipendente delle Ferrovie statali bulgare  affetto da grave balbuzie percorre i binari controllandone il buono stato. Maneggia una chiave inglese da sei chili. Improvvisamente, si imbatte in una banconota, poi in un’altra, infine in un sacco bucato dal quale escono parecchie banconote. L’uomo decide di denunciare il fatto ai capi, innescando un meccanismo apparentemente virtuoso: il riconoscimento dell’azienda e una piccola “parata mediatica” con cui l’ufficio di Relazioni Pubbliche delle Ferrovie intende celebrare il suo “eroe”.

L’eroe per caso in questione si chiama Tsanko Petrov (Stefan Denolyubov), vive in condizioni miserrime, isolato in campagna insieme a qualche coniglio che accudisce con cura. Al polso, unico legame con un passato famigliare (e non solo), Tsanko ha un vecchio orologio di fabbricazione sovietica, sul cui retro è incisa l’amorevole dedica del padre scomparso. É questo oggetto che permette a Tsanko di essere puntuale al lavoro, di scandire le sue giornate e, in fondo, tutta la sua esistenza. Da quell’orologio passa il senso di Tsanko nel tempo e nel mondo. Così, quando durante la cerimonia l’amato oggetto gli viene sfilato dal polso affinché il Ministro dei Trasporti possa donargli un moderno orologio digitale, e quando il vecchio orologio viene smarrito, per Tsanko prende forma un’odissea in cui verrà stritolato. A perdere l’oggetto è stata il capo delle relazioni pubbliche del Ministero, l’affascinante e sexy Julia (Margita Gosheva), virago in carriera cinica ed efficentista che, in quei giorni, ha cominciato – solo per far contento il marito che vorrebbe un figlio – una cura della fertilità.

Mentre cerca di riavere il suo orologio, Tsanko – che ha difficoltà a comunicare col mondo – diventa una vittima disarmata di maneggi tra poteri: la sua tenacia nel recuperare ciò che è suo lo porterà dal ruolo di “eroe” a quello di fastidiosa (e pericolosa) presenza per un ambiente, lavorativo e sociale, che non ha tempo per individui candidi come lui. Perché c’è da correre verso il futuro e la modernità, anche a costo di digerire corruzione e cinismo in dosi da cavallo.

Grazie alla sua ironia e a un crescendo nel grottesco, “Glory Non c’è tempo per gli onesti” (nelle sale dal 21 settembre) si rivela una riuscita commedia, amarissima e dall’esito (forse) tragico che spiega l’evoluzione di un Paese – la Bulgaria – dalla squallida sudditanza sovietica a una modernità occidentale, abbracciata, anche e soprattutto, nei suoi lati peggiori. Il carrierismo di Julia, l’arroganza del potere disposto a scatenare i suoi “sbirri” (ex membri della polizia politica socialista?) per mettere in riga un “dissidente”, l’incapacità dell’individuo debole a far valere le proprie ragioni di fronte all’impersonale mostro burocratico (un po’ come si racconta in “I, Daniel Blake” di Ken Loach), tutto questo rende il film di  Kristina Grozeva e Petar Valchanov (già autori dell’ottimo “loro The Lesson – Scuola di vita”) una pregevole fiaba distorta,  egregiamente interpretata dai due principali protagonisti. Da vedere.

Glory – Non c’è tempo per gli onesti
Regia: Kristina Grozeva e Petar Valchanov
Cast:  Stefan Denolyubov, Margita Gosheva, Ana Bratoeva
Distribuzione: I Wonder Pictures
Uscita nelle sale:  21 settembre
Voto: 8/10

glorynoncetempoperglionesti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *