L’Italia che è stata, attraverso i ricordi di Adriana Asti

‘Memorie di Adriana’, Adriana Asti.

C’è il passato, in ‘Memorie di Adriana’. C’è molto passato.
Adriana Asti, l’attrice che si racconta sul palcoscenico del Teatro Franco Parenti (dal 12 al 24 Settembre ’17) , ha 84 anni, di cui più di 60 passati sulle scene. Cose da raccontare ne ha un sacco e una sporta. La simpatia non le manca e un piacevole filo d’ironia permea tutta l’esposizione.

Racconta e si racconta davanti a una porta chiusa, quella del suo camerino, in cui una giovane (almeno a giudicare dalla voce) se stessa proprio non vuole saperne di uscire a esibirsi. Un pianista accompagna delicatamente il monologo insieme a un paio di attori che, più che intervenire nello sviluppo della narrazione, aiutano a introdurre ora questo ora quell’argomento, a cui Asti può appigliarsi per raccontare l’episodio successivo.

Sono molti quelli sciorinati, da cui emerge un tratteggio – a volte un po’ enfatizzato – della sua persona; i suoi tratti caratteristici, i suoi pregi, i suoi difetti. Un sunto, un tirare le somme, della propria esistenza. Momenti un po’ a caso, come la memoria li manda, spesso senza un ordine preciso o un senso consequenziale. Un continuo girovagare per il passato tra avvenimenti e incontri importanti e nomi di grande prestigio. Luchino Visconti, Bernardo Bertolucci, Pierpaolo Pasolini e Giorgio Strehler, giusto per citarne qualcuno, i grandi artisti con i quali ha collaborato.

Uno spettacolo che rievoca memoria. Ma la grande intuizione della regista Andrée Ruth Shammah non sta nel rievocare i momenti salienti di un’attrice. Attraverso la propria, infatti, Asti rievoca una memoria collettiva e la trasmette attraverso i suoi momenti, il suoi luoghi, i suoi incontri e le sue scelte. Una memoria culturale e sociale italiana dal primo dopoguerra, Italia che muove i primi passi verso l’industrializzazione. L’Italia dei ‘Vitelloni’ e della ‘Dolce vita’, delle ‘Vacanze Romane’ e della ricerca, nel cinema, della bellezza ideale – cosa che Asti, per sua stessa ammissione, non è adatta a incarnare.

Tempi che furono, dunque, che non ci sono più. Ma che ci sono stati; questo è importante. E qualcuno deve ricordarli. Tenere vivo il ricordo di persone e luoghi per tramandarli a chi non li ha conosciuti.
Uno spettacolo godibile, classico, senza fronzoli o trovate sceniche eclatanti. Certo, fa sorridere che un’ammiratrice del futuro, come si definisce la stessa Asti, incentri il proprio spettacolo sul passato, ma se rievocare per non dimenticare è il messaggio che vuole trasmettere allora è perfettamente coerente.

Francesco Montonati

MEMORIE DI ADRIANA
uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah (adattamento teatrale e regia) dal libro ‘Ricordare e dimenticare, conversazione tra Adriana Asti e René De Ceccatty’
con Adriana Asti, Andrea Soffiantini, Andrea Narsi e Alessandro Nidi.

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