“Nove lune e mezza”: una commedia anchilosata a vecchi e nuovi luoghi comuni

 

 

La commedia italiana, a parte rari casi che poi fanno rumore, non si muove di un millimetro. Vision Distribution, praticamente Sky al cinema, al suo primo “parto” si affida, paradossalmente, a un prodotto che evoca proprio la tv cancellata dalla piattaforma televisiva a pagamento. Sì perché “Nove lune e mezza” è a tutti gli effetti – nella scrittura delle situazioni e dei personaggi, e persino nei volti degli attori che danno forma a quei personaggi – una classica fiction da prima serata al sapor di Rai1 o Canale 5. Non si vede perché uno spettatore, magari appassionato del genere, dovrebbe spendere il prezzo di un biglietto al cinema per vedere qualcosa che, in una settimana, gli capita – gratis – almeno un paio di volte in palinsesto. Semplicemente azionando il telecomando. Dispiace pensare che “Nove lune e mezzo” – nelle sale dal 12 ottobre – sia opera d’esordio dietro la macchina da presa della pur brava Michela Andreozzi. E forse spiazza pure che dietro alla nutrita parata di vecchi e nuovi luoghi comuni della storia ci sia una donna. Ma tant’è.

Livia (Claudia Gerini) e Tina (Andreozzi) sono sorelle, molti diverse nella testa e nel carattere ma anche biologicamente (e a inizio storia, non si sa quanto). La prima è bella, musicista in carriera gratificata dalla propria vita e dal rapporto con Fabio (Giorgio Pasotti), un insegnante di yoga. La seconda, una vigilessa legata al collega Gianni (Lillo Petrolo), è più fragile e insicura, non si arrabbia mai e ha un sogno impossibile: avere un figlio. Livia non ne vuole sapere nulla di maternità, ma è fertile, mentre Tina ha problemi congeniti. L’idea di Livia, un giorno, è quella di fare da mamma surrogata alla sorella, per darle il tanto agognato figlio. Ad aiutarla in questo, e in modo illegale (perlomeno in Italia), è l’amico ginecologo Nicola (Stefano Fresi),  gay, convivente con l’irascibile Manfredi (Massimiliano Vado) e con lui genitore di due bambini.

Basta questa cornice per capire come nella commedia in questione vengano serviti  tradizionali dosi da cavallo di buonismo ecumenista e “correttezza politica” stagionale, insieme a una cascata di cliché tali da generare imbarazzo: tra quelli stantii, basti citare i genitori delle due protagoniste, comunisti d’antica data con il culto di Berlinguer, contrapposti a un altro figlio diventato un benpensante bigotto cattolico pronto a scandalizzarsi per qualsiasi situazione non  conforme ai dettami di Santa Romana Chiesa. Insomma, siamo ancora a giocare con Peppone e Don Camillo, e ci viene sinceramente da piangere.

In “Nove lune e mezza” talvolta scappa una risata ma solo grazie alla vis comica di Lello, uno che davvero sa come si fa. L’unica sfuriata “drammatica” di Pasotti ci ricorda che il cast è composto da buoni attori che, però, vengono per lo più sprecati da un copione e da una storia piccoli piccoli.

Nove lune e mezza
Regia: Michela Andreozzi
Cast:  Claudia Gerini, Michela Andreozzi, Giorgio Pasotti
Distribuzione: Vision Distribution
Uscita nelle sale:  12 ottobre
Voto: 2/10

 

noveluneemezza

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