“Borg McEnroe”: sfida tra giganti, così diversi e così simili

 

La stessa racchetta da tennis può esprimersi diversamente, generare suoni diversi, conquistare vittorie o rimediare sonore sconfitte. Dipende tutto da quale sia la mano che ne regge il manico. Così, due individui talentuosi impastati del medesimo materiale umano  – da giovani erano caratterialmente simili, irruenti e ingestibili, ci racconta “Borg McEnroe” di Janus Metz Pedersen, nelle sale dal 9 novembre –  hanno generato storie diverse e stili tennistici radicalmente differenti. Perché, per buttarsi sul rettangolo di un campo da tennis, Bjőrn Borg e John McEnroe hanno deciso di affidare il “manico” del proprio destino a due “forze” opposte: il primo, sotto l’insegnamento dell’implacabile allenatore Lennart Bergelin (Stellan Skarsgård) ha sradicato ogni emozione e rabbia dalla propria condotta umana e sportiva (“metti tutto in ogni singolo colpo”), il secondo ha trovato nell’irascibilità una forma di carica personale che, poi, si trasformava in assoluta concentrazione ad ogni singola giocata.

DSC_1608

É tutto qui il segreto dei personaggi titanici che si prendono uno spazio regale all’interno di “Borg McEnroe”, trasformando un rischio letale – un film sportivo, un film sul tennis – in un quasi trionfo. Sì perché l’opera del regista danese non annoia mai, anzi separa con sapienza la maggior parte della sua trama (la crescita umana e sportiva dei due campioni e la loro marcia di avvicinamento alla sfida più celebre che li ha visti protagonisti: Finale di Wimbledon, 6 luglio 1980) con l’epilogo della “partita di tennis più famosa della storia”. E se Pedersen nella prima parte (per solidarietà scandinava, ragioni di produzione svedese e palmares sportivo), concede molto più spazio narrativo alla figura di Borg, nella seconda riesce a tenere lo spettatore sul filo di ogni colpo di quell’incredibile sfida, pur essendo già tutto storicamente noto. Non diremo qui chi vinse quella spettacolare finale, ma è quasi imbarazzante farlo. Per la cronaca, Borg e McEnroe si incontrarono ben 14 volte nei cosiddetti “regular tour” tra il 1978 e il 1981, aggiudicandosi sette gare a testa.

DSC_1961

A stupire, nel vestire i tormenti del giovane Borg (chiuse la carriera a soli 26 anni, se si esclude l’imbarazzante ritorno sulle scene nell’epoca delle racchette di metallo, lui nostalgicamente avvinghiato a quelle di legno), è l’attore islandese Sverrir Gudnason (impressionante per somiglianza al vero campione), ma lo stesso Shia LaBeouf è da applausi: intenso, ossessionato, imprevedibilmente “saggio” nel momento della grande Finale. La regia di Pedersen sa come raccontare: come i due campioni giungono al momento cruciale dell’epica partita-simbolo, nonché nella cronaca tesa dei momenti topici di quell’incontro. Fino ad oggi il solo pugilato poteva meritarsi il titolo di sport rappresentabile al cinema: con “Borg McEnroe” anche il tennis può dire di esserci riuscito.

Borg McEnroe
Regia: Janus Metz Pedersen
Cast:  Sverrir Gudnason, Shia LaBeouf, Stellan Skarsgård
Distribuzione: Lucky Red
Uscita nelle sale:  9 novembre
Voto: 7,5/10

 

borgmcenroe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *