“Gli Sdraiati”: il best-seller di Michele Serra diventa un film… non necessario

 

 

É stato un best-seller (di Michele Serra), ora è un film (di Francesca Archibugi, che ha lavorato alla sceneggiatura insieme a Francesco Piccolo). Un film che non si può che definire “così così”, senza dubbio deludente rispetto alle pennellate malinconico-ironiche di Serra, tutti intento a cercare di spiegare il rapporto con quello “sdraiato” di suo figlio e la sua generazione di sonnolenti (o apparenti sonnolenti) adolescenti. La storia de “Gli Sdraiati” – nelle sale dal 23 novembre – non è la stessa ma certo Claudio Bisio, bravo nella parte per una volta non aderente a ciò che ha fatto in precedenza, conserva nel suo personaggio echi del giornalista di tendenza progressista radical chic, correggendolo a colpi di… “fabiofazio”. C’è insomma in lui, il giornalista televisivo Giorgio Selva  – uno dei due protagonisti insieme al figlio Tito (Gaddo Bacchini) – molto di quel brodo culturale, così tipico occidentale, della casta solidamente borghese “col portafoglio a destra e le idee a sinistra”. Ma le pennellate della Archibugi su questo mondo – adulto e intellettuale, pencolante tra piscine extra lusso casalinghe, calici di vino rossi bevuti fuori contesto e montaure di occhiali trendy  – provocano più di uno sbadiglio, e anzi manca una certa arguzia e originalità nel raccontarlo in una manciata di scene. Più convincente è lo sguardo sui giovanissimi, tutti trasandati rampolli di famiglie benestanti (alcuni prelevati dallo stesso Liceo Manzoni di Milano che ha fatto da set al film) che nemmeno per sbaglio escono di casa vestiti “ordinati” (o perlomeno, ordinati come li vorrebbe Giorgio), irritati da quegli “esauriti” dei genitori, distratti rispetto a concetti come la proprietà privata di un mazzo di chiavi di casa che gira di amico in amico, dove però alcune regole immutabili vivono come dalla notte dei tempi: le amicizie “da branco” tra maschi, il dramma dell’uscita da quel branco quando uno di questi si innamora di una ragazza (come accade a Tito con Alice, interpretata da Ilaria Bursadelli).

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La storia? Quella non si muove dal concetto iniziale che un  padre in difficoltà psicologica non sa come gestire il figlio sempre più lontano da lui, condiviso con una ex moglie separata. E che quello stesso padre è ossessionato dall’idea che la fidanzatina del figlio sia probabilmente sua figlia, avuto durante un tradimento con la “tata” di casa. Grazie al cielo, rispetto ad altri film italiani, il sentimentalismo non deborda nella rappresentazione  ma, purtroppo, lo fa nella banale colonna sonora musicale che, attraverso un motivo zuccheroso e “tipico” per il cinema italiano, marchia ossessivamente e indelebilmente ogni scena “topica” (le musiche sono di Battista Lena). Un film, questo, che non lascia assolutamente il segno. Tra le cose da salvare, però, c’è il personaggio del suocero di Giorgio, il taxista Pinin. Naturalmente, al netto della oleografia polticamente corretta che la Archibugi gli confeziona attorno: la regista romana, passateci la battuta, è andata a pescare l’unico taxista di sinistra che tiene appesa in casa la celebre foto di Roberto Benigni con in braccio il segretario del PCI Enrico Berlinguer.

Gli Sdraiati
Regia: Francesca Archibugi
Cast:  Claudio Bisio, Gaddo Bacchini, Cochi Ponzoni,
Distribuzione: Lucky Red
Uscita nelle sale:  23 novembre
Voto: 5/10

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