“L’Insulto”: una parabola pacifista da leggere con occhi libanesi

 

Un banale bisticcio sfocia in un insulto, l’insulto porta a uno scatto violento. E la banale questione di una grondaia fuori norma a Beirut, Libano – ne “L’insulto” di Ziad Doueiri, nelle sale dal 6 dicembre –  porta la guerra tra il meccanico cristiano maronita Toni (Adel Karam) e un caposquadra di un cantiere palestinese (Kamel El Basha) ai massimi livelli, prima personali, poi collettivi. Con scontri tra le strade e attese collettive fuori dal tribunale dove, immancabilmente, finirà la disfida. “Sharon avrebbe dovuto sterminarvi tutti”: sono queste le parole scagliate da Toni, crudeli ma – come dimostrerà  il film attraverso una narrazione limpida anche se, diciamolo, fin troppo didascalica – motivate da una profonda sofferenza che ha le radici nel massacro del villaggio  cristiano di Damur, negli anni ’70, ad opera di una squadraccia palestinese.

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Le divisioni sono state placate solo in superficie, dalla fine della guerra civile libanese nel 1990. Sotto la cenere, cova una brace a sua volta madre di possibili scintille. Difatti, da un’esperienza diretta del regista Ziad Doueiri nasce l’aneddoto che ha ispirato la storia del film. Doueiri non è amato da arabi e palestinesi libanesi: lo si accusa di essere un “simpatizzante dei sionisti”. Semplicemente, Doueiri è un pacifista che chiaramente ammonisce le parti a costringersi al perdono: il perdono va accettato e dato, perché – recita una battuta del film –  “nessuno ha l’esclusiva della sofferenza” in un paese dove vittime  e carnefici si sono spesso dati una tragica staffetta.

Il problema è che la narrazione scelta, seppur confidi su un eccellente cast (Coppa Volpi a Kamel El Basha al Festival di Venezia, così come straordinaria è la prova “mimetica” di Adel Karam, capace di cambiare letteralmente la luce nei propri occhi con il progredire della vicenda) può risultare troppo “piana” ed “educativa” ai nostri occhi di occidentali smaliziati e, per di più, lontani da quei drammi: nel tribunale dove si scontreranno due avvocati difensori di due generazioni diverse (uno padre dell’altra: si poteva evitare…) verrà scandita l’unica soluzione per dire “basta”. Senza vinti né vincitori.

Il crescendo della storia, purtroppo, tocca un suo zenit ma compie l’errore di andare oltre di esso, e imboccare la discesa della parabola, adagiandosi in un epilogo troppo enfatico. Rimarcato, e peccato si aggiunge a peccato, da una colonna musicale sopra le righe. “L’Insulto” resta un buon film, dalle motivazioni nobili e impegnate: sono state quest’ultime a guadagnargli quel punto in più della critica sempre sensibile al tema del “cui prodest” e della “urgenza”. Noi, che dobbiamo semplicemente segnalare la probabile (o meno) godibilità di un film, non ci schiodiamo da un onesto 6,5.

L’insulto
Regia: Ziad Doueiri
Cast:  Adel Karam, Kamel El Basha, Camille Salameh
Distribuzione: Lucky Red
Uscita nelle sale:  6 dicembre
Voto: 6,5/10

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