“Tre manifesti a Ebbing, Missouri”: il film trionfatore ai Golden Globes racconta un Sud tragicomico

Martin McDonagh  – cinematograficamente parlando – scrive e dirige senza bulimia, anche perché la sua attività non si limita al grande schermo. Vincitore di Tony Award
e Olivier Award in teatro, il regista londinese nato da genitori irlandesi ha realizzato, dal 2009 ad oggi, tre titoli cinematografici di buona qualità come “In Bruges”, “7 Psicopatici” e questo “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, in uscita nelle sale l’11 gennaio. Passato dall’ultimo Festival di Venezia (premiato come migliore sceneggiatura) insieme a un altro film di osservanza “coeniana” come “Suburbicon”, il film di McDonagh sbarca in Italia fresco di trionfo ai Golden Globes: suoi sono i quattro premi relativi ai migliori film drammatico, attrice (Frances McDormand), attore non protagonista (Sam Rockwell) e sceneggiatura.

Sam Rockwell and Woody Harrelson in the film THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI. Photo by Merrick Morton. © 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
Sam Rockwell and Woody Harrelson in the film THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI.
Photo by Merrick Morton. © 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

 

Ambientato in una simbolica cittadina del Missouri, nel Sud degli Stati Uniti, il film racconta della strenua battaglia contro il silenzio attuata da Mildred (Frances McDormand), madre di una ragazzina stuprata e uccisa. Le indagini dello  Sceriffo locale Willoughby (Woody Harrelson) non hanno portato a nulla, ma la rassegnazione non fa parte del carattere di Mildred: di fronte all’immobilità generale, la donna decide di affittare tre giganteschi manifesti collocati lungo una strada secondaria, quella che porta a casa sua, per attaccare lo sceriffo come maggiore responsabile della mancata giustizia. In poco tempo, la cosa genera una certa attenzione dei media locali, che riaccendono i riflettori sulla  tragica vicenda. Da questo momento, la storia cambia passo e, relegando ai margini il tono “poliziesco”, ci porta dentro una narrazione sociale, un affresco drammatico e comico a un tempo (non mancano le situazioni e le battute capaci di scatenare ilarità) di un ambiente sudista stanco, immobile, fatalista e popolato da personaggi tra lo stralunato e il folle, a cominciare dal vicesceriffo Dixon (Sam Rockwell), la cui fama di razzista picchiatore di neri si abbina a una stolidità clamorosa. Dixon vive nel culto di Willoughby, e non può certo prendere bene la campagna, a suo avviso diffamatoria, che Mildred ha scatenato cotnro il suo superiore.

Il punto di partenza è qui, ma la storia di “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” condurrà parecchio lontano, pur non spostandosi dai pochi chilometri quadrati di un mondo provinciale, autoreferenziale e sideralmente avulso dall’America metropolitana in salsa liberal resa celebre da Hollywood e dalla Grande Mela newyorchese.  Critica e pubblico (al festival di Toronto il film ha vinto il premio relativo a questa seconda voce) si sono spellati le mani per il film di McDonagh. Noi forse quelle mani non ce le spelliamo (progressivamente, ci sembra che la narrazione rallenti e, dopo alcuni colpi di scena intriganti, si accomodi in una certa ripetitività di situazioni) ma è indubbiamente vero che il cast sorregga l’intero impianto con straordinari sfoggi di talento. Il trio composto da McDormand, Harrelson e Rockwell è strepitoso. Lo sguardo di McDonagh, poi, è comprensivo, a tratti affettuoso, verso i suoi personaggi: alla fine della storia è facile comprendere come non esistano né buoni né cattivi, ma solo esseri umani che reagiscono come possono ai crudeli giochi di un destino che a Ebbing, Missouri, può lasciarti più solo che mai.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Regia: Martin McDonagh
Cast:  Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell
Distribuzione: 20th Century Fox
Uscita nelle sale: 11 gennaio
Voto: 7/10

tremanifesti

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