“Benedetta follia”: Verdone cambia team creativo e si tuffa in una commedia da Terzo Millennio

Si adatta, con intelligenza, alla nuova commedia italiana Carlo Verdone, campione indiscusso del genere ma orgoglioso del proprio tocco autoriale. Dunque, non disposto a barcamenarsi d’inerzia tra un titolo più o meno riuscito e l’altro, come per sua stessa ammissione stava avvenendo da un po’ di tempo. Così, l’attore e regista romano- con “Benedetta follia”, nelle sale dall’11 gennaio – sterza verso il futuro: cambia team creativo e tecnico, si affida tra gli altri allo sceneggiatore di “Lo chiamavano Jeeg Robot” (Nicola Guaglianone Menotti), preleva il volto femminile che marchiò a fuoco quel grande successo cinematografico (Ilenia Pastorelli, ex gieffina dalla bocca supersexy e dal talento istintivo indiscusso) e sforna una commedia che gioca per buona parte in modo sapiente tra mestizia e comicità.

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Giuglielmo (Verdone) era un giovane libero, un motociclista affamato di vita. Questo alla metà degli anni ’80. Come spiega il prologo sintentico ed efficace della storia, tutto cambiò a una curva: Guglielmo scese dalla moto, si sposò con Lidia (Lucrezia Lante Della Rovere), ereditò il negozio di paramenti sacri e articoli religiosi cattolici dal defunto padre e si calò nei panni di un sonnolento, represso uomo sulla sessantina, avulso da ogni scatto vitale. Il giorno del 25esimo anniversario di matrimonio, Lidia non ce la fa più: gli rivela di  avere una relazione extraconiugale molto particolare e se ne va di casa. Gugliemo non assorbe minimamente la botta. Ci penserà l’incasinata, bellissima ma super-coattona Luna (Pastorelli), sirena inconsapevole della periferia romana, a scombussolargli la vita come… nuova commessa in negozio. Che ci fa una tatuata in minigonna a vendere a preti e suore abiti d’alta moda vescovile e cardinalizia? Non è solo da questo contrasto, grazie al cielo, che cresce la dote comica e narrativa di “Benedetta follia”, anche se la storia in sé non è originalissima e, man mano che scorrono i (troppi) 109 minuti di film, perde mordente, alzando bandiera bianca di fronte ad alcune svolte drammaturgiche alquanto prevedibili. A funzionare è l’alchimia tra Verdone e la Pastorelli (“l’attrice che ho meno diretto nella mia carriera, faceva tutto bene e subito”, ha svelato il regista romano nella conferenza stampa milanese di qualche giorno fa), la straordinaria, poetica spontaneità della Pastorelli, per ora vincolata a ruoli da popolana (come avvenne per la prima Micaela Ramazzotti) ma che, se saprà mantenersi determinata, è senza dubbio destinata a un ottimo futuro nel cinema italiano; e in alcune gag che strappano sonore risate. Una, addirittura arditissima e su cui non è possibile spoilerare, viene retta da Verdone con stile e levità, senza scadere nel cine-panettonismo.

Sullo sfondo della vicenda, una Roma che avrà sì qualche “sorcio” che esce dal fiume Tevere ma che Carlo Verdone non ha problemi a mostrare per ciò che realmente è: la città più bella del pianeta Terra. Una Roma che non ha bisogno dei colori sognanti e fiabeschi di “To Rome With Love” di Woody Allen, nè di auto-denunciarsi nelle volgarità da Basso Impero de “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, bensì capace di apparire nella sua realistica magnificenza.

“Rispetto a quando cominciai come comico – ha spiegato Carlo Verdone nell’incontro milanese –  è più difficile far ridere: la società è cambiata e, come mi raccontava Alberto Sordi nel nostro ultimo pranzo insieme, non c’è più il senbso del ridicolo. La società ha perso la fisionomia su cui molti comici storici hanno costruito le proprie gag. Oggi l’incrocio culturale enorme ci ha resi tutti uguali, tutti omologati. Non basta più costruire un film comico su di un personaggio: ci vuole una storia solida, nella quale calare un personaggio dal profilo preciso”.

All’interno di “Benedetta follia” spicca, infine, una scena di genere quasi musical, coreografata da Luca Tommassini (coreografo di tante popstar e del talent show “X Factor” in Italia) e di suggestione “onirica”. L’ammissione di Verdone è palese: “Nicola Guaglianone Menotti, lo sceneggiatore, prima di scriverla si è visto tante volte alcuni spezzoni de ‘Il Grande Lebowski’: la citazione dei Coen è evidentte. Una novità assoluta per me: io sono sempre stato vincolato al realismo”.

Benedetta follia
Regia: Carlo Verdone
Cast:  Carlo Verdone, Ilenia Pastorelli, Lucrezia Lante Della Rovere
Distribuzione: Filmauro
Uscita nelle sale: 11 gennaio
Voto: 6,5/10

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