“Made In Italy”: Ligabue torna al cinema (un mondo che non gli appartiene)

 

Amare l’Italia nonostante tutto. Dove quel “tutto” è fatto di stagnazione economica, poco o nullo senso civico, politica deludente, rendite di posizione, deboli non tutelati e forti che trovano sempre la via d’uscita. Un universo sgraziato dalle brutture e dalle malignità, dalle furbizie e dall’egoismo, che realizza con l’assoluta bellezza che lo circonda (l’Italia dell’arte, delle bellezze naturali, della Storia) un feroce contrasto. É questo che Luciano Ligabue – al ritorno dietro la macchina da presa dopo la bellezza di quindici anni – vorrebbe raccontare con “Made In Italy”, affidandosi, come era avvenuto per il suo primo, fortunato film “Radiofreccia” all’attore Stefano Accorsi. Il condizionale non è casuale. Perché Luciano Ligabue, nel suo film in uscita nelle sale il 25 gennaio, a nostro avviso fallisce su ogni fronte.

Mal scritto, con una scadente direzione degli attori (tutti sembrano recitare maluccio, anche i principali protagonisti, solitamente convincenti, Accorsi e Kasia Smutniak), corredato di dialoghi del tutto non genuini, infarcito di quelle frasi fatte (“non voglio che te lo fai andare bene.. è un attimo farsi andare bene tutto”) che costellano tanti testi delle canzoni dell’autore di Correggio, appesantito dalla retorica, corredato di troppe sequenze in stile videoclip, “Made In Italy” ci appare un lavoro di molta maniera. Che è poi il difetto che, personalmente, ritroviamo nei brani musicali di Luciano Ligabue: molto manierismo, che paradossalmente potrebbe essere figlio di due sentimenti opposti, ingenuità o furbizia.

Al centro della storia – ispirata all’omonimo album-concept dell’artista emiliano – c’è Riko (Accorsi), operaio che lavora a insaccare salumi ma sogna, o meglio ha smesso di sognare, un futuro migliore, per sé, per sua moglie Sara (Smutniak), per suo figlio. Tutto della sua vita appare impantanato, e per sopravvivere non restano che le piccole fuga di una “provincia infelix” (questa volta molto “infelix”): i futili tradimenti con qualche collega, le serate interminabili con gli amici di una vita, soprattutto Carnevale (Fausto Maria Sciarappa), erede di buona famiglia che, tra una depressione e un’esaltazione, dilapida tutti i suoi averi al gioco d’azzardo. Ma anche Sara, forse, ha storie extraconiugali, e il matrimonio tra lei e Riko sembra destinato al naufragio. Un viaggio a Roma si rivelerà – per Riko e i suoi amici – la scintilla di una serie di “rivoluzioni”. Ma la rinascita non potrà non passare attraverso molto dolore.

Una storia quotidiana e normale, tra frustrazioni esistenziali, famigliari e professionali, che non richiede necessariamente un intreccio per forza di cose originale: una narrazione intensa e  asciutta, però, questo sì. E nulla di ciò è presente in “Made In Italy”. C’è solo tanto, tanto manierismo.

Made In Italy
Regia: Luciano Ligabue
Cast:  Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa
Distribuzione: Medusa Film
Uscita nelle sale: 25 gennaio
Voto: 3/10

madeinitaly

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