“The Shape Of Water”: c’è solo forma nell’acqua di Del Toro

 

 

 

Il Leone d’Oro. I sospiri del pubblico. Le lodi della critica. Le 13 nomination alla prossima, Notte degli Oscar. Sotto la forma mutevole e libera dell’acqua versata nella (simbolica) coppa del vincitore da Guillermo Del Toro il mondo ha voluto, per lo più, vedere la solidità del contenuto. Noi, lo dichiariamo da subito, ci escludiamo dal novero, e affermiamo che – in “La forma dell’acqua”, nelle sale dal 14 febbraio – non abbiamo trovato nulla in grado di scaldare il cuore. Molto, troppo sentimentalismo (accentuato dalla pessima, furbastra colonna sonora di Alexandre Desplat, la cui dote francese purtroppo cala nelle melodie  note stucchevoli arrangiate con tanto di fisarmonica e fischiettio), un intreccio telefonatissimo dal prologo all’epilogo, un citazionismo cinefilo elementare, e una morale di fondo sull’esaltazione della diversità (dove tutto va bene: anfibi, donne, neri, russi col cuore ma, attenzione, certo non il maschio etero bianco anglosassone americano con famiglia tradizionale incarnato dal Cattivo di turno) che è a dir poco disarmante.

Ben inteso, sotto la cascata di banalità narrative di “La forma dell’acqua” risiede un granitico apparato estetico: il regista messicano – autore di film onirici come “Il Labirinto del fauno”  e di blockbuster come “Pacific Rim” – correda la storia di una fascinosa, cupa atmosfera, portandoci nei primi anni Sessanta in America, nella stagione della rivalità nella corsa allo spazio da parte di Usa e Urss, aggiungendo tocchi horror da B- Movie in stile “Il mostro della laguna nera” (che è poi il remake che Del Toro avrebbe dovuto realizzare, ma l’intuito lo ha portato da ben altra parte), variopinte pennellate fantasy, impreziosendo il tutto con uno straordinario cast. Un parterre di fantastici attori purtroppo forzato in personaggi-prototipo predestinati a compiere ciò che le loro caratteristiche impongono.

C’è la protagonista, la dolce ragazza delle pulizie Elisa (una bruttina e sensuale Sally Hawkins), muta in seguito a una violenza subita, che si innamora della strana creatura anfibia trovata nel Rio delle Amazzoni, tenuta prigioniera in una specie di Area 51 metropolitana dove il Governo Usa compie operazioni segrete. C’è il cinico e “patriota” agente Strickland (Michael Shannon, come sempre grandioso) che quella creatura tortura e che intende difendere il Paese dal nemico sovietico comunista. C’è l’amica del cuore di Elisa, l’afroamericana Zelda (Octavia Spencer) che cerca di proteggere Elisa e poi si rende complice della sua folle storia d’amore. C’è l’amico di Elisa Giles (Richard Jenkins), intellettuale gay tenuto ai margini di una società puritana, che aiuterà Elisa più e meglio di Zelda. E infine c’è lo scienziato Hoffstetler (Michael Stuhlbarg), che nasconde un segreto e che però rappresenta un altro uomo di cultura senza pregiudizi condizionato dalla cupa necessità dello scontro della Guerra Fredda. Tutti personaggi ed elementi che convergeranno in modo infantile verso l’unica morale della storia: quella succitata esaltazione della diversità, confezionata attraverso stucchevoli quadretti che rimandano, in qualche modo, a un altro terrificante film infarcito di sentimentalismo, e dal successo stratosferico: Il favoloso mondo Amelie”. Insomma, ne “La forma dell’acqua” c’è un sottofondo ricattatorio che, a ogni fotogramma, sembra dirci: guarda che bella storia intrisa di sensibilità, solo chi è senza cuore può rimanerne immune.  E noi i ricatti non li sopportiamo.

La forma dell’acqua – The Shape Of water
Regia: Guillermo Del Toro
Cast:  Sally Hawkins, , Michael Shannon, Richard Jenkins
Distribuzione: 20th Century Fox
Uscita nelle sale: 14 febbraio
Voto: 4,5/10

theshapeofwater

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