Renton, Begbie, Sick Boy: Trainspotting al Teatro i di Milano

Una sfida, quella di trasporre per il palco la storia scritta da Irvine Welsh ed entrata nel nostro immaginario culturale e visivo con la versione per il grande schermo di Danny Boyle, nel film uscito nel 1993 e interpretato da Ewan McGregor e Robert Carlyle.

Fino al 26 marzo al Teatro i è di scena “Trainspotting” nella versione di Wajdi Mouawad e tradotto da Emanuele Aldrovandi con Michele Di Giacomo, Riccardo Festa, Valentina Cardinali, Marco Bellocchio.

In titolo cult, affresco di un’epoca, quella degli anni Novanta, di una generazione alla deriva tra disoccupazione, eroina e Aids.

“Abbiamo deciso di realizzare questo spettacolo per mettere in scena persone che l’uomo medio non vuole vedere; perché i personaggi di questo romanzo ci costringono a farci domande sul funzionamento della nostra società”, si legge nelle note di regia. “I personaggi passano il tempo fuggendo le loro responsabilità: non lavorano, ricevono sussidi di disoccupazione che spendono in droghe e alcool, perché la realtà della vita non li interessa. Al di là della questione della definizione di identità, onnipresente in scena, è la questione della dipendenza”.

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