“Tonya”: Margot Robbie sorprende nel ruolo della pattinatrice “maledetta”

 

Scivolò sul ghiaccio e mai cadde, scivolò sulla vita e non si rialzò più. É la storia folle, obliqua, affollata di molte ombre e poche luci di Tonya Harding, pattinatrice dalle straordinarie doti tecniche, figlia di un proletariato bianco di provincia ma soprattutto figlia naturale di una madre anaffettiva e odiosa, Lavona, capace di plasmarla alle dure regole del pattinaggio artistico, per renderla una campionessa tale da affrancarsi dal mondo di appartenenza.

La storia di Tonya Harding – raccontata in “Tonya” di Craig Gillespie, nelle sale dal 29 marzo –  è di quelle che hanno sconvolto il mondo dello sport americano: benché dotata (fu la seconda donna, dopo la giapponese Midori Itō, ad eseguire la difficilissima figura del triplo axel in una competizione ufficiale), la Harding non conquistò mai ciò che probabilmente avrebbe meritato, “azzoppata”, se così si può dire, da un pregiudizio dei giudici nazionali internazionali che nella sua assenza di stile (e poca avvenenza) vedevano un testimonial non adatto all’elegante disciplina del pattinaggio artistico. Condizionata pesantemente dal proprio habitat naturale – amicizie squallide all’interno di quella che viene socialmente considerata la “white trash”, la “spazzatura bianca” del proletariato provinciale americano – la Harding fu coinvolta nel drammatico caso dell’aggressione della pattinatrice Nancy Kerrigan alla quale, nel gennaio 1994, un sicario spaccò il ginocchio. Dalle indagini risultò che il marito di Tonya, Jeff Gillooly, aveva organizzato l’agguato. A insaputa della moglie? Certo è che, a soli 23 anni, Tonya Harding venne radiata e allontana per sempre dallo sport che era tutta la sua vita.

 

Questo racconta Craig Gillespie (“Lars e una ragazza tutta sua”) nel suo bel film, abilmente condotto tra dramma e dark comedy, affidando il ruolo di protagonista a una sorprendente Margot Robbie. Nel ruolo di Tonya, Robbie avrebbe meritato l’Oscar. La sua sfortuna è senza dubbio stata quella di dover competere con la Frances McDormand di “Tre manifesti a Ebbing Missouri. L’attrice australiana compie su sé stessa una strabiliante operazione fisica (naturalmente bellissima, per il ruolo perde grazia e avvenenza, indurendo la propria espressione) e regala al film una sontuosa interpretazione drammatica. Accanto a lei, egualmente memorabile, Allison Janney , che quell’Oscar se l’è aggiudicato nel ruolo della madre Lavona, personaggio che chi vedrà il fim amerà odiare.

La morale è presto detta: tutto ciò che Tonya compie nella sua vita è per racimolare frammnenti di amore di cui mai ha potuto godere, né dal padre (che abbandonò casa quando Tonya era giovanissima), né dal marito possessivo e violento, né dall’ambiente sportivo che l’ha sempre respinta per la sua estrazione sociale. Vittima predestinata più che carnefice, come racconta con sguardo mai patetico (anzi, vagamente “à la Scorsese”) Craig Gillespie. Al regista australiano si devono  le suggestive riprese sul ghiaccio, che regalano al pubblico l’incredibile sensazione di trovarsi in un privelegiato parterre giusto a metà strada tra gli spalti del pubblico convenzionale  e l’anima in tumulto della pattinatrice.

Tonya
Regia: Craig Gillespie
Cast: Margot Robbie, Sebastian Stan , Allison Janney
Distribuzione: Lucky Red
Uscita nelle sale: 29 marzo
Voto: 8/10

 

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