Il relativo nell’assoluto: “Il segreto della vita” al Teatro Franco Parenti.

La ricerca personale nello studio dell’essenza stessa della vita. Le difficoltà di una donna tenace di inserirsi in un circuito, quello della scienza, governato da una mentalità ottusa e maschilista.

Rosalind Franklin (Lucia Mascino) è la migliore cristallografa d’Europa. Chiamata da Parigi dove lavorava a Londra, al King’s College, per collaborare a un progetto diretto da Maurice Wilkins (Filippo Dini, anche regista dello spettacolo) e per studiare la struttura del DNA, rappresenta il simbolo della posizione di inferiorità che la donna, nel pantheon della scienza, fino a pochi anni fa ancora occupava.

La sua è una guerra che conduce giorno dopo giorno contro la mentalità maschilista che permea l’ambiente londinese (in contrasto con quello più aperto e liberale parigino dal quale arrivava) e si radica in special modo in quello scientifico, discostandosi con violenza dall’approccio ancillare e subordinato richiesto nei confronti dei colleghi maschi. E questa quotidiana lotta per la propria affermazione all’interno della società la indurisce, rendendola tutt’altro che felice e incapace di tessere relazioni sociali, men che meno con gli uomini. Una femminilità repressa, la sua, in favore della dedizione per il proprio, totalizzante lavoro.

I colleghi anziché aiutarla la osteggiano, tentano di ridurla al grado di semplice assistente, sminuendo così la responsabilità e il valore del suo incarico, negandole meriti e gratificazioni. Un mondo scientifico e accademico che renderà merito, attraverso l’assegnazione del premio Nobel, ai due scienziati di Cambridge Watson e Crick che, di fatto, rubano e fanno propria la sua scoperta: la famosa foto 51, che ritrae il DNA come una perfetta X e dalla quale è stato possibile risalire alla struttura a doppia elica, svelando il segreto della vita.

Una storia omnicomprensiva, sfaccettata, che riguarda fattori molteplici: una femminilità auto negata, rapporti interpersonali disfunzionali, affetti repressi, invidie, sogni e disillusioni, malattia e ingiustizie. Storia la cui asprezza è mitigata in parte da una catartica (anche se postuma) rivalsa sociale. E da una narrazione lieve, accompagnata da pungente ironia e spumeggiante verve.

È una regia, quella di Filippo Dini, attenta ed efficace, costruita con mano leggera. I tempi teatrali sono perfetti, i cambi puntuali e fulminei, il disegno luci pulito e mai esasperato, e il modello recitativo solido ma non invadente. Il tutto funziona come gli ingranaggi di una macchina oliata perfettamente.

Un plauso per Dini anche in veste attoriale, capace con la sua presenza e la sua voce solida e ricca di sfumature, di colmare la scena e infonderle un’energia dilagante e contagiosa.

Uno spettacolo notevole, che sembra acquisire emozioni, colori e energia nuovi a ogni nuova replica, capace di emozionare e toccare le corde più remote dell’individuo.

Francesco Montonati

 

3 – 15 aprile 2018
Lucia MascinoFilippo Dini

Il segreto della vita, Rosalind Franklin


di Anna Ziegler
con Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi, Paolo Zuccari
scene Laura Benzi
costumi Andrea Viotti
luci Pasquale Mari
musica Arturo Annecchino
ideazione e realizzazione video Claudio Cianfoni
drammaturgia Nicoletta Robello Bracciforti
regia Filippo Dini

Produzione TEATRO ELISEO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest