“Il Prigioniero Coreano”: Kim Ki-duk racconta la divisione tra Coree

 

Un motoscafo scalcagnato, un fiume che divide due Paesi ma, ancora prima che questo, divide due mondi. Una rete da pesca che crea un sacco di problemi. E un uomo semplice, che voleva solo pescare e tornare dalla propria famiglia, improvvisamente trasformato in pedina di guerra. É l’inquietante storia che sta alla base de “Il prigioniero coreano”, bel film con cui il regista Kim Ki-duk torna al cinema politico. Nelle sale dal 12 aprile, il film è la storia del pescatore Nam Chul-woo (Ryoo-Seung Bum, gran prova attoriale per lui), padre di famiglia che vive in un villaggio del Corea del Nord: nel regno dei dittatori Kim, dinastia di satrapi comunisti che – dal 1945 ad oggi – ha visto succedersi al potere Kim Il-sung, Kim Jong-il e Kim Jong-un, la vita scorre in povertà e controllo poliziesco. Ma a questa vita il nostro pescatore si è adeguato senza troppi problemi: non chiede altro che vivere insieme ai suoi cari. Non parla, non pensa neppure, di politica. Un giorno, mentre va a pescare, il motoscafo lo tradisce e, sotto gli occhi delle guardie comuniste che lo hanno già ammonito a non fuggire (la famiglia in ostaggio resta sempre l’argomento più efficace), va alla deriva sulla riva opposta del fiume. Finisce in Corea del Sud, la bieca, imperialista, consumistica Corea del Sud.

 

 

Da questo momento Chul-woo diventa una pedina da usare, masticare e gettare nella sfida tra gli agenti sudcoreani – che lo prelevano e lo interrogano temendo sia una spia – e quelli nordocreani, che non aspettano altro che riaverlo tra le mani. Anche perché lui, Chul-woo non fa altro che dire di voler tornare a casa. Il mondo ricco e comodo del Sud lui non lo vuole nemmeno vedere. Letteralmente. Non apre nemmeno gli occhi se lo si porta in giro. Perché sa che più informazioni prende, più rischia al ritorno a casa. Non deve insomma contrarre il “virus” del capitalismo.

A due anni dalla sua realizzazione, “Il prigioniero coreano” approda nei nostri cinema con storica puntualità: la disfida tra Stati Uniti e Corea del Nord, la minaccia nucleare agitata dal dittatore rosso Kim Jong-un, i tentativi di avvicinamento tra le due Coree dopo gli ultimi giochi olimpici invernali in Corea del Sud, tutto questo ci riporta all’assurda situazione da Guerra Fredda che ancora permane in quell’angolo di Asia. Kim Ki-duk non bara con la Storia, ci mostra chiaramente il volto della Corea del Nord. Ma allo stesso tempo, attraverso la rappresentazione di due agenti sudcoreani – i classici “poliziotti buono e cattivo” – ci mostra i due lati della democrazia occidentale. Con le sue luci e le sue ombre. Kim Ki-duk, con “Il prigioniero coreano” porta lo sguardo sull’individuo, e attraverso il volto semplice del pescatore Nam Chul-woo ci chiede di considerare, prima ancora che i dittatori ai vertici del regime nordcoreano, la gente che vive sotto il loro tallone. A quel punto, qualsiasi ipotesi di guerra appare angosciosa. “Il Nord non è solo la dinastia dei Kim – ha detto il regista sudcoreano – La gente viene prima”.

Il prigioniero coreano
Regia: Kim Ki-duk
Cast: Ryoo Seung-bum, Lee Won-gun, Kim Young-min
Distribuzione: Ticker Film
Uscita nelle sale: 12 aprile
Voto: 7/10

 

 

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