“Wajib”: il film di Annemarie Jacir è un intenso racconto famigliare

 

É decisamente femminile lo sguardo che la regista palestinese Annemarie Jacir posa sulla storia di “Wajib – Invito a matrimonio”, nelle sale dal 19 aprile. Il tema dell’atavica divisione tra palestinesi e israeliani viene affrontato con una straordinaria sensibilità e senza goffi inciampi nella militanza. Anche se è chiaro per quale parte batta il cuore dell’autrice. Tutto si svolge nella città di Nazareth, territorio israeliano dove gli ebrei sono una minoranza, mentre la maggioranza è divisa tra musulmani e cristiani. “Territorio occupato” lo chiamano i palestinesi, semplicemente Israele lo chiamano gli ebrei. Sulla carta d’identità, gli arabi di questa zona sono cittadini dello Stato israeliano ma, tra condizionamenti sociali e storici, questi si sentono cittadini di serie B.

Tra costoro ci sono Shadi (Saleh Bakri), giovane palestinese emigrato a Roma, dove lavora come architetto, suo padre Abu Shadi (Mohammad Bakri) , insegnante di scuola molto stimato dal circondario, che vive a Nazareth, così come sua figlia Amal (Maria Zreik), vicina a convolare a nozze. Della madre di Amal e Shadi, sulle prime, non è dato conoscere molto: si sa solo che non vive più a Nazareth. Come vuole il “wajib”, il “dovere” palestinese, i membri maschi della famiglia devono portare di porta in porta gli inviti di matrimonio della sposa. Così, giunto il figlio da Roma, Shadi e Abu Shadi si ritrovano costretti in un abitacolo d’automobile, nel tragitto tra una casa d’invitato e l’altra, a discutere delle proprie scelte di vita. Da una parte il giovane figlio, fuggito dalle umiliazioni subite in Palestina, sempre rancoroso verso gli “occupanti” e poco disposto ai compromessi; dall’altra l’anziano padre, che ha scelto proprio il quotidiano compromesso con le regole scritte e non scritte nel luogo in cui vive, uomo dotato che, suggerisce velatamente la storia, avrebbe potuto diventare preside se fosse stato ebreo. Il confronto tra i due maschi di casa avrà un crescendo che esploderà nella scena più bella del film, ma che risulterà in uno scontro non risolutivo. Così come una soluzione è ancora lontana dal giungere nella sofferente terra al centro della storia.

 

 

In “Wajib” l’ambiente e i condizionamenti, le tradizioni e i problemi quotidiani scorrono sullo sfondo ma permeano di sé tutta la vicenda. Ciò che vediamo è la storia di una riunione famigliare per la preparazione di un matrimonio, e lo struggimento di piccoli personaggi le cui parabole esistenziali sono giocoforza condizionate dalle grandi leggi della Storia. Alla fine, il legame tra loro resta perché – forse – ad avere ragione è la saggezza (più che la codardia, come forse pensa il figlio) del padre: la famiglia è l’unico microcosmo in cui recuperare dignità, ed è il mondo che si ha il “wajib”, il dovere di difendere.

“Wajib” conta sulla bravura degli interpreti – Mohammad Bakri e Saleh Bakri, realmente padre e figlio – ed è stato candidato Oscar come Miglior Film Straniero per la Palestina. Ha vinto diversi premi al London Film Festival, al Locarno Film Festival, al Dubai Film Festival, al Mar De Plata Film Festival e al Festival di Amiens.

 

Wajib- Invito a matrimonio
Regia: Annemarie Jacir
Cast: Mohammad Bakri, Saleh Bakri, Maria Zreik
Distribuzione: Satine Film
Uscita nelle sale: 19 aprile
Voto: 7/10

 

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