“Loro2”: e alla fine Sorrentino ha ben poco da dire

 

Dal 10 maggio nelle sale, “Loro 2” è la seconda parte del viaggio sorrentiniano tra le pieghe dell’uomo Silvio Berlusconi. A dire il vero, c’è ben poco da dire. Questo secondo capitolo è una delusione, non spiega e dispiega nulla di ciò che – nella prima parte – sembrava guadagnarsi il ruolo di ipotesi di un qualche sviluppo. La parabola è quella del Berlusconi dal 2006 al 2009, da quando coglie l’occasione di portare dalla propria parte sei parlamentari per riottenere quella maggioranza in grado di portarlo al governo. Avendo perso le ultime elezioni per soli 25mila voti, l’operazione – in termini di seggi – non è poi così improponibile.

É a questo punto che “Loro” si trasforma, in questa seconda parte, in “Lui”: l’uomo che vuole tornare a essere il Grande Incantatore, quello che riuscì a vendere case e sogni agli italiani e che, storicamente, viene raccontato alle prese con gli scottanti affari delle feste con le Olgettine e con la famosa partecipazione al compleanno di Noemi Letizia. É anche, naturalmente, il capitolo finale del matrimonio con Veronica Lario. Ma se nel primo capitolo la rappresentazione della discutibile umanità in cerca dei favori di Silvio (Morra/Scamarcio in prima fila) si rivelava una conturbante osservazione “antropologica”, in questa conclusione tutto – fuorché, tecnicamente parlando, la performance del grande Toni Servillo – delude.

 

Il virtuoso attore napoletano dà forma a un Berlusconi intristito e solo, che sente il peso degli anni che passano, dei suoi “superpoteri” che vacillano, e che deve reggere il peso di amare risposte (ma in fondo, come dice, su di lui “la psicologica non funziona”) da politici, dalla consorte, perfino da una delle belle ragazze della corte godereccia che gli viene allestita attorno da patetici cortigiani in cerca di favori e denaro. Certo, Servillo regna incontrastato in più di un passaggio, a cominciare dal ficcante dialogo a tavolo tra Berlusconi e un suo non ben identificato alter-ego, dalla parlata veneta, suo socio degli esordi: colui che lo convince a tentare il mercato dei senatori per tornare al potere. Così come ipnotica è la scena in cui Lui si rimette alla prova nell’antica arte del venditore in una telefonata serale a un’anonima signora che, scopriremo, fino a un secondo prima del trillo del telefono non sapeva di aver bisogno di un nuovo appartamento. Didascalica, banale, è invece la tenzione dialettica tra Veronica e Silvio al momento della rottura definitiva: Veronica sforna analisi politiche rimasticate e ben note al pubblico italiano, corredate della scuola polemica di un Travaglio o di qualsiasi fondo di “Repubblica”. Le battute memorabili sono tutte sulla bocca di Lui e, più ci si avvicina al finale dalla molteplice lettura (con il Cristo emerso pressoché intatto da una chiesa antica distrutta nel terremoto de L’Aquila), appare chiaro come Sorrentino veda, dal suo punto di vista, in Berlusconi la malattia degli italiani più che il virus che l’ha generata. Gli italiani, quelli sì, appaiono piccoli, nell’agognarlo per tornaconto e nel tradirlo successivamente, nell’aspettarsi da lui il “tocco magico” capace di cambiare il proprio destino. Ma a mancare da “Loro 2” è il tentativo di spiegare perché molta gente ha pensato – o cantato come nel celebre inno canoro apologetico –  “meno male che Silvio c’è”. Aspettarselo da Sorrentino – che a un certo punto fa dire addirittura all’assoluto protagonista nel suo film, più o meno, che tutti gli imprenditori sono furbacchioni e ladri, rivelando una cultura purtroppo ben radicata nel nostro paese – forse era, francamente, un’illusione.

Ferruccio Gattuso

 

Loro 2
Regia: Paolo Sorrentino
Cast: Toni Servillo, Elena Maria Rossi, Riccardo Scamarcio
Distribuzione: Universal Pictures
Uscita nelle sale: 10 maggio
Voto: 5/10

 

 

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