Le Joli Mai al Franco Parenti: “il teatro può tutto” a 50 anni dal Sessantotto

Le Joli Mai, il Sessantotto e una ricorrenza rotonda come i 50 anni da quel crocevia della nostra storia e della coscienza comune, e un progetto – con al centro il Franco Parenti – di teatro civile, poesia, musica e cinema, oltre a incontri e speciali iniziative, da vivere con la stessa “passione di allora”: dal 5 al 31 maggio il teatro di via Pier Lombardo si apre, sotto la guida di Andrée Ruth Shammah, a “spettacoli di varia natura” che in più di un’occasione girano intorno all’Africa, alla figura rivoluzionaria di Thomas Sankara, al modo in cui guardiamo e torniamo ad analizzare il Sessantotto oggi. Sessantotto, dice Andrée Ruth Shammah, “che è naufragato perché siamo stati pieni di certezze. Ma il mondo è complicato ed è giusto farsi delle domande. E questo progetto delle domande se le pone, ed è giusto così”.

TEATRO, PASSIONE CIVILE – E allora, come recita uno dei claim del progetto, “il teatro fa la sua parte” con il ciclo Passione civile che risprende con Verso Sankara-Alla scoperta della mia Africa (8-20 maggio), testo e regia di Maurizio Schmidt, con Alberto Malanchino e musica dal vivo Moussa Sanou; Ricchi di cosa? Poveri di cosa? (9-11 maggio) di e con Livia Grossi; Senza Sankara, stage di danza afro-contemporanea con una delle più importanti figure dell’Africa Occidentale, la coreografa e insegnante Irène Tassembedo; Essendo Stato. Palo Borsellino (15-20 maggio) scritto e interpretato da Ruggero Cappuccio che “porta sul palcoscenico le parole di Borsellino che gli italiani non hanno mai avuto l’opportunità di ascoltare” in uno spettacolo – sottolinea Ruth Shammah – “a cui la rassegna tiene molto”; Acciaio liquido di Marco Di Stefano (17-18 maggio) per la regia di Lara Franceschetti; Tutti non ci sono-La legge 180 di Dario D’ambrosi (21 maggio); Pioggia, testo e regia di Marco Pezza (23-25 maggio); Capatosta (29-31 maggio) di Gaetano Colella e regia di Enrico Messina sulla vicenda dell’Ilva. Oltre a Giornale parlato, ideato e condotto da Livia Grossi: tre appuntamenti “dove la notizia e la sua condivisione (dal vivo e non sui social) sono protagoniste”. I temi seguono la cronaca internazionale, dalla situazione in Medioriente al traffico di esseri umani. Tre incontri dove il civile confronto tra opinioni è in primo piano per una necessaria riflessione sul ruolo del giornalista, ponte tra notizia e lettore”.

“Dall’Africa c’è molto da imparare”, commenta Maurizio Schmidt, autore e regista di Verso Sankara. “Il progetto è quello di un viaggio verso Africa, un viaggio all’incontrario di un giovane attore (l’italoburkinabè Alberto Malanchino) alla ricerca delle proprie origini. Un incontro”, continua Schmidt, “con la parte nera che c’è in sé e che assomiglia molto al comandante Sankara. Lo spettacolo vuole essere un tentativo di parlare della seconda generazione e di quei giovani che oggi costruiscono una nuova cittadinanza e identità. E noi abbiamo viaggiato davvero, intervistato persone che hanno conosciuto Sankara, incontri pazzeschi. La strada per un teatro civile, quella che noi stiamo cercando”, chiude Schmidt, “è quella del civile che è in noi”.

LA MUSICA – La rassegna ha uno dei suoi punti di forza in Electropark Exchanges (13 maggio-8 luglio), rassegna internazionale di musica elettronica dal vivo, con “tre concerti per pubblico seduto con una grossa componente visiva, con tre giornate di workshop intorno alla musica in un’occasione di confronto con gli artisti degli stessi concerti. Un punto d’incontro tra culture differenti” per accorciare “il divario tra spettatore e performance di cultura tramite opere aperte” (vedi il programma completo).

Interessante anche Cuttuni e lamé-Trame streuse di una cantastorie, con Eleonora Bordonaro, che dice: “Sono canti della tradizione siciliana. Vengo da Paternò (Catania) e mi occupo del repertorio dei cantastorie, di chi raccontava la cronaca in musica con espressività fuori dal comune. Ma qui il mio interesse è quello di osservare le donne, anche con la creazione di testi originali che raccontano le donne, come loro si guardano oggi, usando strumenti della tradizione di allora”.

Cuttuni e lamé, Eleonora Bordonaro

Altro appuntamento musicale è The Migrant Nation/Musiche e narrazioni migranti (27 maggio) in cui Guido Barbieri guida “un viaggio attraverso le scritture migranti”, intese come “passaggio di esperienze e di idee, come rinascita, come rigenerazione”. Nel concerto di chiusura degli AGON Action Lab si cercherà di mettere insieme più componenti, “eterogenee per cultura, ambito e provenienza, ma assolutamente comuni nella loro narrazione, nella loro scrittura musicale, nel loro essere migranti”.

CINEMA E STAND UP COMEDY – “Il delirio dissacrante tipico di quel periodo” lo vedremo col progetto in collaborazione con Cineteca di Milano, attraverso tre titoli: Nostra signora dei turchi (26 maggio, regia, sceneggiatura e costumi di Carmelo Bene), Prima che la vita cambi noi di Felice Pesoli (27 maggio) e La montagna sacra (28 maggio) di Alejandro Jodorowsky.

Il 30 maggio è la volta di Diamoci un tono, di Edoardo Ferrario, che torna a esibirsi dal vivo con un nuovo spettacolo comico.

INCONTRI – Non mancherà l’appuntamento in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca, Il Sessantotto racontato dai ragazzi, un percorso di approfondimento con concorso finale ideato dal Teatro Franco Parenti. Un progetto sui giovani e sulla loro idea del Sessantotto, un loro racconto personale i cui elaborati verranno consegnati a giugno. “E la sensazione”, dicono gli organizzatori, “è che percepiscano quegli eventi come una eredità tradita”.

Il 14 maggio invece torna centrale la figura di Thomas Sankara con un incontro sull’analisi della nascita, morte e rinascita di una rivoluzione, mentre venerdì 18 maggio sarà la volta di Una notte insieme aspettando il concerto dell’alba: incontri e racconti sul Sessantotto e una notte in tenda e sacco a pelo nei Bagni Misteriosi in attesa dell’alba e del silent concert di Andrea Vizzini per Piano City Milano, alle 5 del mattino.

IL PROGRAMMA COMPLETO

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